IL CAPPUCCINO DEL GIOVEDI'








Il cappuccino del giovedì

Aprì la porta del bar più rinomato di Seattle ed entrò come tutti i giovedì mattina. Era la sua giornata libera e, da quando era rimasto solo, aveva preso l’abitudine di regalarsi una colazione diversa dalla solita routine.
Passò al bancone, ordinò il solito, e prese posto a quello che era diventato ormai il suo tavolo, posizionato nell’angolino che gli permetteva di avere una buona visuale su quasi tutta la sala.
Ringraziò la signorina che gli portò l’ordinazione e cominciò a sorseggiare il suo espresso lungo, senza zucchero, amaro proprio come la vita. Ma soprattutto, iniziò a osservare gli ignari clienti.
Edward Cullen non aveva mai sopportato le cose dolci e zuccherose. Per questo guardava tutte quelle persone con aria di superiorità, dall'alto del suo sguardo verde e sprezzante. Aveva così scoperto un nuovo passatempo: determinare la personalità della gente a seconda di quel che ordinavano: zucchero e panna per chi aveva carenze affettive; sciroppo di cioccolato fondente per quelli che deficitavano di prestazioni sessuali; strane varietà di caffè esotici per i vanesi; biologici per i salutisti, e via dicendo.
Stava quasi per farsi portare il conto quando qualcosa attirò la sua attenzione.
Sul vassoio di una cameriera faceva bella mostra di sé un bicchiere alto, colmo fino all'orlo di quello che, inequivocabilmente, era un cappuccino freddo. Zuccheroso, ghiacciato, eccentricamente godurioso. L'abbondante copertura di panna montata troneggiava in cima e, dalle sue curve, colavano quelle che erano inconfondibili scie di cioccolato fuso. E, dulcis in fundo, una ciliegia candita rosso sangue, galleggiava sfacciata in cima a quel morbido mare bianco.
Edward rimase incuriosito a seguire il percorso di quella mostruosità. Voleva vedere il bizzarro essere che aveva ordinato un tale trionfo di endorfine.
Con sua enorme sorpresa, la cameriera si fermò a un tavolo dall'altra parte della sala, davanti a una donna dai capelli castani e dall'aria decisamente familiare.
Tu guarda, sogghignò fra sé.
Non avrebbe mai creduto che Isabella Swan fosse il tipo da overdose di zuccheri. Era sicuro che fosse più salutista. La vedeva spesso fare jogging lungo i vialetti del parco cittadino e sapeva per certo che frequentava una palestra con discreta regolarità.
Non si può mai dire nella vita!
Ora però la sua curiosità era troppa per lasciar perdere e andarsene. Provava un insano e morboso interesse per la Swan, fin da quando erano a scuola, e non riusciva a comprenderne la ragione. Quella ragazza aveva sempre avuto qualcosa che lo attirava e lo irritava al contempo.
Forse era masochismo. O sadismo. O entrambi.
D'altra parte, che male poteva fare un po' di innocua provocazione sulla sua assoluta mancanza di gusto in fatto di caffè?
Per cui si alzò lentamente e, con assoluta noncuranza, si avvicinò al tavolo dove Isabella, seminascosta dall'enorme bicchiere, sedeva in contemplazione dello stesso, cucchiaio alla mano, chiedendosi quante ore di corsa o di palestra, le ci sarebbero volute per smaltire quella roba.
Aveva appena mandato alla malora i sensi di colpa e attaccato la cima della panna, quando Edward si sedette.
- Non ti facevo così viziosa, Swan – disse con tono derisorio.
Isabella rimase paralizzata, col cucchiaino pieno di panna a mezz'aria, l'espressione sorpresa e perplessa di chi si sente colto in fallo.
Edward le rivolse un sorriso smagliante.
- Cullen! – esclamò, poggiando il cucchiaio ancora pieno sul piattino. - Immagino che sia superfluo chiederti cosa ci fai al mio tavolo - replicò con voce tagliente e un'occhiata gelida.
Edward rise a bocca aperta, genuinamente divertito da quella reazione.
- Non saprei, Swan. Se tu avessi la bontà di delucidarmi con la tua saggezza, potrei anche dirti se hai ragione o meno - concluse con un'evidente espressione di sfida.
Quella donna aveva la capacità di fargli ribollire il sangue, principalmente per l'irritazione.
Isabella scrollò le spalle, decidendosi a mangiare la panna che cominciava a colare dal cucchiaio.
- Per darmi fastidio, provocarmi e irritarmi. Quale altro motivo hai mai avuto per parlarmi? - chiese arcuando le sopracciglia.
- Bingo, Swan, sei davvero intelligente, allora! –
- Grazie! E adesso che l'abbiamo appurato, saresti così gentile da lasciarmi finire il mio cappuccino in pace? - replicò lei, senza nemmeno sforzarsi di trattenere l'irritazione che provava.
- Definire quello un cappuccino, Swan, è come dire che una bomba è un petardo… o che Black sia… che so? un professore - la provocò.
Non sapeva perché, ma provava una selvaggia soddisfazione a irritarla, non poteva farne a meno. Era ancora meglio di quando, a scuola, provocava quell'idiota di Black.
- Non perdi occasione per offendere, vero Cullen? - chiese lei, con un tono fin troppo casuale.
Edward alzò le spalle allargando il suo sorriso sghembo e alzando un sopracciglio.
- Per quello che mi importa! Maaaa… torniamo al tuo cappuccino – ribatté, prendendola in contropiede. - Si dà il caso che sia stato lui ad attrarre il mio interesse principale, sai? –
- Un cappuccino, Cullen? – domandò, sinceramente perplessa.
Edward annuì.
- Certo, un cappuccino. Vedi, Swan, ho sviluppato un certo interesse per quello che le persone ordinano in questo bar. Mi sono accorto che ogni tipologia di caffè corrisponde a qualche desiderio inconscio o a qualche tratto del carattere –
Sembrava mortalmente serio mentre spiegava la sua teoria, e a Isabella sfuggì un mezzo sorriso incredulo.
- Ti sei dato alla psicologia, Cullen? – lo derise.
L'altro la guardò con fare sprezzante.
- No, è che mi diverte osservare come la gente sfoghi le proprie frustrazioni in caffè assurdamente calorici e improbabili come questo – così dicendo portò un dito verso la panna, immergendovelo appena e portandoselo alla bocca con fare lascivo. - Così zuccheroso, così lussurioso... una bomba di endorfine pronta a esplodere nel tuo sangue per portarti in estasi - concluse leccandosi il dito.
Isabella era arrossita violentemente. Ogni parola di Cullen suonava come un invito osceno e allettante, ed era rimasta ipnotizzata a guardarlo mentre leccava la panna via dal dito. Il cuore le martellava nelle orecchie.
Cosa diavolo mi sta succedendo?, pensò, cercando di riprendere il controllo di se stessa.
Edward sogghignava senza nemmeno troppo ritegno. Un insopportabile sbeffeggiatore.
- E allora sentiamo, signor Freud - riuscì a replicare con una certa freddezza dopo un bel respiro - cosa deduci da quello che ho ordinato io? –
Sapeva che era una domanda stupida e che stava cadendo nella provocazione, ma non ci riusciva. Non riusciva a dirgli di lasciarla in pace e andarsene. Aveva sentito il bisogno di rispondere, a tutti i costi, perché non poteva certo dargliela vinta.
- Dunque - cominciò lui - è molto dolce… e c'è la panna… evidente bisogno affettivo, Swan - Gli occhi di Edward scintillarono di malizia. - Cos'è, Black non ti appaga? No, evidentemente no, se hai bisogno di sfogare la tua energia sessuale in cioccolato amaro e ciliegie candite - concluse sogghignando.
Isabella era viola e ammutolita. Non sapeva più che dire e tamburellò nervosa le dita della mano sinistra sul tavolo. Questo gesto attirò lo sguardo di Edward.
- Non porti più la fede – osservò stranito. - Tu e Black avete forse divorziato? –
- No! –
La replica arrivò secca, mentre Isabella chiudeva la mano a pugno nascondendola sotto il tavolo, tra le sue gambe.
- Ah! E allora perché non la porti? – insistette curioso l’uomo. Vedendola abbassare gli occhi, cercò di rimediare al suo modo così maligno di condurre il gioco. - Comunque non c'è niente di cui vergognarsi nel divorziare. È meglio che tenere in piedi una finzione; io lo sono già da un anno - sospirò.
Isabella alzò di scatto la testa a quella confidenza. Gli occhi sgranati fissi nei suoi.
- Di già? Pensavo tu fossi sposato da poco! –
Edward fece spallucce.
- Da tre anni… e sono stato sposato per due – Appoggiò i gomiti sul tavolo, intrecciò le dita sotto il mento e continuò. - Allora, dimmi di te, Swan. Non abbiamo ancora finito l'analisi, sai. Come mai hai ordinato questa mostruosità? Eppure mi sembri in forma –
Il suo sguardo scivolò sul corpo della donna. Appena trentenne, aveva mantenuto una certa freschezza adolescenziale: il fisico era tornito e magro, il seno pieno, la pelle tesa, solo qualche piccola ruga accennava ad apparire agli angoli della bocca e degli occhi.
Con suo sommo stupore, e un certo fastidio, si sentiva attratto da quel corpo, o forse era un sentimento di rivalsa, uno dei suoi pensieri perversi. Portarsi a letto Isabella, facendole tradire Jacob! Che idea sublime per il suo cervellino.
Sfoggiò uno dei suoi collaudati sorrisi da seduttore, fissandola con le sopracciglia alzate che la sfidavano a rispondere.
Isabella sospirò, lasciandosi andare contro lo schienale della sedia.
- Non ho idea del perché questo ti interessi, Cullen - gli scoccò un'occhiata di traverso - e sono fermamente convinta che dovresti farti i fattacci tuoi. Comunque… non va molto bene, no. Jake è... - agitò una mano cercando le parole - è un bravo marito, ma io... non lo so… mi sento insoddisfatta, inquieta. Forse c'è qualcosa di sbagliato in me… - concluse in un sussurro, giocherellando col tovagliolo di carta, come se parlasse a se stessa.
Edward non perse l'occasione di incalzarla.
- Quindi la mia analisi era giusta! – non era una domanda, quanto piuttosto una dato di fatto.
Isabella lo fissò per un lungo momento. C'era qualcosa di pericoloso in quegli occhi verdi. Di pericoloso e tremendamente seducente. Sentì il cuore in gola e il sangue affluire alle guance.
- Più o meno – rispose, abbassando lo sguardo. - Ora, se vuoi scusarmi… - disse poi alzandosi e prendendo la borsetta.
Edward si alzò con lei bloccandole il passaggio.
Non sapeva nemmeno lui cosa stava facendo, ma mandò la ragione al diavolo. Doveva rischiare, non poteva non farlo. Aveva rinunciato a lei già al liceo, non sarebbe accaduto una seconda volta. E, senza preavviso, le afferrò un polso e la nuca, e la baciò.
Isabella sgranò gli occhi e si ritrasse, puntando le mani contro il suo torace duro e ampio, cercando di toglierselo di dosso. Così come tentò di opporsi a quelle labbra prepotenti e pretenziose. Poi però fu sopraffatta da ciò che quel bacio smuoveva dentro di lei. Chiuse gli occhi e cedette, concedendogli l’accesso alla lingua che la esplorò in ogni angolo.
Quando la sentì arrendevole alla sua volontà, lo sguardo di Edward scintillò di malizia: aveva vinto.
- Abito qui vicino – sussurrò a fior di labbra quando si staccarono e non ci fu bisogno di aggiungere altro.
Per strada mantennero un certo contegno, camminando abbracciati, barcollando quando Edward la cercava per baciarla ancora o per toccarla da qualche parte. Ma appena l’uomo chiuse la porta del suo appartamento dietro di loro, si avvinghiarono di nuovo, incapaci di dire o pensare qualcosa all'infuori di loro stessi. Un desiderio bruciante e totalizzante che Isabella non aveva mai provato.
La storia con Jake era nata dopo una lunga attesa. La loro prima volta era stata piena di consapevolezza, dolce e struggente. Ma questo… questo era imprevisto. Era fuoco puro, che bruciava la pelle e i pensieri. Non ti dava via di scampo e ti trascinava nel baratro del peccato al quale era impossibile resistere.
Con abilità consumata, Edward le slacciò la camicia, gettandola da qualche parte sul pavimento, mentre Isabella si abbandonava alla sua bocca che le scivolava sul collo e le mordeva lievemente le clavicole, e alle sue mani che giocavano con i suoi seni.
Le sue scesero ad afferrarlo per il bordo dei pantaloni attirandolo a sé, contro il proprio corpo, e sentire l'eccitazione che premeva contro la stoffa la fece sospirare di piacere e aspettativa. Non perse nemmeno un secondo prima di slacciargli il bottone dei pantaloni e abbassare la lampo, insinuando una mano dentro i suoi boxer.
Edward emise un gemito e ridacchiò, fermandola per un secondo.
- Certo che non perdi tempo, Swan – sussurrò, guardandola negli occhi con un bagliore di sfida e divertimento.
Lei per un attimo si calmò, e si vide dall'esterno. Vide quello che stava facendo, e per un momento ebbe la tentazione di scappare.
E poi lo seppe.
Con lucida follia seppe che lo voleva. Lo voleva con un'intensità dolorosa. Il desiderio pulsava in lei facendole andare il sangue alla testa e annebbiandole la mente. Era arrivata al baratro. O saltava o tornava indietro. Era il suo punto di non ritorno.
Senza rispondere, lo baciò, abbassando di nuovo la mano a togliergli i boxer. Ed Edward la lasciò fare, mentre con la sua le risaliva le gambe nude fino ad arrivare al sesso, che sfiorò con le dita attraverso il pizzo delle mutandine.
Isabella gemette.
- Dio, come siamo eccitati, Swan... potrei farti venire senza toccarti - le disse con un filo di voce, anche lui ansante per la mano di lei che accarezzava la sua erezione.
Non riusciva a resistere all'impulso di stuzzicarla, e per altro aveva l'impressione che la cosa la eccitasse ulteriormente.
- Non giocare con me, Cullen - rispose lei con un sussurro roco.
Ma lui non aveva alcuna intenzione di smettere.
In piedi, ancora contro la porta chiusa, con una gamba di lei avvinghiata contro il suo fianco, continuò a toccarla attraverso il tessuto delicato, facendola gemere e imprecare e supplicare finché non capì che stava per andare troppo oltre. Allora con delicatezza si scostò per spogliarla completamente, mentre lei faceva lo stesso con lui.
- Vuoi andare di là? - chiese Edward accennando alla camera mentre con le dita stuzzicava i capezzoli già duri ed eretti.
Per tutta risposta, Isabella lo spinse sul pavimento. Allargò le gambe sedendosi direttamente sul suo sesso lasciandosi scivolare su di lui. Appena lo sentì dentro di sé, mugolò di piacere e si mosse su e giù quasi con furia, sfogando tutta la frustrazione che Edward, poco prima, le aveva causato. E forse anche tutte le altre, molto più profonde, che aveva accumulato nella vita.
Non ci volle molto perché entrambi raggiungessero l'orgasmo, e dopo Isabella si accasciò sul petto di Edward, stremata e intorpidita dal piacere violento che aveva provato.
Rimasero in silenzio per qualche minuto, poi le sollevò il viso verso il suo.
- Vorresti andare di là, ora? Il letto è comodo, sai… - sorrise.
Lei rispose al sorriso e annuì.
Per la prima volta da mesi si sentiva libera. Una parte di lei provava a sentirsi in colpa, ma la zittì seppellendola sotto al desiderio.


Nelle ore successive, Isabella scoprì molte cose insospettabili di Cullen, e lui a sua volta ne scoprì molte su di lei. Entrambi constatarono che il buon sesso era raro, ed era la cosa migliore che la vita potesse offrire, non importava con chi o in quali situazioni.
Dopo tre ore, Isabella scivolò fuori dal letto, si rivestì e si risistemò. Quando stava per uscire dalla stanza, Edward, ancora steso sul letto, disse piano:
- Vado al caffè tutti i giovedì –
Isabella si fermò con la mano sulla maniglia, dandogli le spalle, e rimase un momento in silenzio.
- Lo so! - rispose poi, senza voltarsi.
Uscì chiudendosi la porta alle spalle.

Così facendo, non poté vedere il sorriso soddisfatto e furbo che aleggiava sul volto di Edward. E lui non poté vedere i suoi occhi scintillanti e pieni di una nuova consapevolezza.

Commenti

  1. Ma com'è che io vado al bar spesso e non lo vedo mai?? Neanche uno che gli somigli da lontano...nada de nadaaaa.
    Sognerò di lui sorseggiando il cappuccino sperando di sfogare le frustrazioni giornaliere.
    Grazie!
    Georgia

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  2. Mai bevuto il cappuccino ma credo che cambierò colazione da oggi in poi! Mi piace questa storia. Mi piace come Edward capisca le persone in base a cosa bevono... Io prendo caffè amaro e brioches... Dici che stuzzicherei la sua fantasia?? No. Forse no! Ahaah!! Bravissima e mi piacerebbe leggere del prossimo giovedi!

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  3. Ok, evidentemente devo cambiare bar per la mia colazione... Complimenti, una bella storia! Scritta molto bene, anche se il tradimento passa un po' in secondo piano perché viene menzionato appena, addirittura c'è la totale mancanza di senso di colpa in Bella... Diciamo che manca la parte angst, ecco.
    Grazie per aver condiviso questa storia con noi

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  4. Che figata questa storia! Mi sono piaciuti entrambi i protagonisti..ma tantissimo proprio!
    E la massima che il buon sesso è una delle cose migliori che la vita può regalare, non importa con chi o in quali situazioni, è da manuale!
    Ho una mezza idea di chi possa essere l'autrice...vedremo se ci avrò azzeccato.
    Intanto complimenti e grazie!

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  5. Storia molto intrigante e scritta assai bene. Lui mi ha dato un pochino ai nervi, specialmente nella parte dell'approccio e in quella in cui si leggono i suoi pensieri arbitrari legati alle teorie sul cibo (mi ha dato l'impressione di un profilo ossessivo, ma non quelli tipici delle fiction, più rompicoglioni se vogliamo). La conclusione mi è piaciuta molto, mi fa sperare nella caduta della maschera di entrambi e nella scoperta di un Edward meno acidino successivamente. Complimenti.
    Cristina.

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  6. Storia davvero deliziosa e scritta con piglio brillante, complimenti! Mi è piaciuto molto lo scambio al bar, è veloce, scorrevole e divertente, così come lo è la conclusione. Ti vedo bene a scrivere long, sai dosare narrazione a dialogo e non è da tutti. Però, furbastra, hai barato! Non vale far tradire Bella CON Edward! ahhaahahaha! Mi viene da dire "e grazie ar cazzo!" ahhahahaha!
    Bravissima!

    -Sparv-

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    1. dimenticavo! la descrizione del cappuccino di Bella è fantastica così come le sensazioni! Mi hai fatto venì voja de cappuccino! Ora che ci penso, se io fossi stata al posto di Bella non sarebbe successo niente, perchè dopo un coso così, sarei andata di corsa al bagno!

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  7. Ora vado a bar a prendermi un cappuccino. Ma se non c'è Edward mi incazzo eh... Originale punto di vista! Bella!! Godibilissima

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  8. Ciao
    E solito mi faccio il cappucino a casa ma adesso dopo a tua storia credo che andrò più volte a prenderlo al bar.
    Per quanto riguarda la storia scritta bene e mi piace.

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  9. Eheheh, avessi scritto una storia per il conest, avrei fatto tradire Bella con Edward anch'io, proprio mi fa male immaginarmi un Edward cornificatore. Della tua storia mi è piaciuto molto l'approccio tra i due, il fatto che lui intuisce che Bella è una facile preda e che lei si arrenda abbastanza facilmente ad Edward (e te credo...). Potrebbe essere l'inizio di una buona long. Pensaci!!!
    Complimenti,
    Aleuname.

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  10. E’ una storia fortissima, scritta molto bene. Questo Edward fa ribollire il sangue, è un bastardo, sornione come un gattone che sa già che il topolino finirà nelle sue grinfie e ci gioca spudoratamente. E Isabella tenera e inconsapevole, ma per la fine della storia forse neanche tanto, ci finisce con tutte le scarpe… e giù applausi per la sua capitolazione. Perché in fondo siamo tutte l’Isabella insoddisfatta della shot, in cerca di qualcosa che faccia ritornare un po' di entusiasmo e di gioia di vivere. Complimenti all’autrice, al suo modo di scrivere e al quadro che ha delineato. E’ sottinteso che mi piacerebbe leggere un’eventuale continuazione… quindi al lavoro autrice, so che non deluderai!
    Ah, possibilmente si potrebbe avere l’indirizzo della caffetteria in questione?

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  11. mi è venuta voglia di cappuccino ahahahahah
    davvero... ma proprio di questo che hai descritto, ho il sapore della panna in bocca... la ciliegina la cedo volentieri ma Edward se c'è me lo prendo... in tutti i sensi.
    Storia godibilissima e nonostante il tradimento Ed e Bella sono finiti insieme, ci piace... e sembra che Bella teneva d'occhio il nostro Edward.
    Grazie

    JB

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  12. Bellissima. Edward è uno psicopatico che cataloga le persone sulla base di quello che ordinano al bar... AMO!
    Ovviamente cadere in tentazione per Bella non è tanto difficile, potrei citare Sparviero ahahahahah
    Bravissima, mi è piaciuta tanto.

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  13. Complimenti!! Questo Edward "psicologo" mi è piaciuto..Brava

    Rosa DM

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