IL RIMORSO DI UNO SBAGLIO





Il Rimorso di uno sbaglio

Prologo
Tutti i giorni avevo a che fare con gente della quale non mi interessava niente, visitavo pazienti, prescrivevo cure a persone che, forse, non avrei rivisto mai più.
Sono un ginecologo riconosciuto in tutto il Massachusetts, ed ero un medico stimato.
Ero... sì.
La stima e il rispetto sono sentimenti che non guadagni facilmente, nel momento in cui ti avvolgono ti senti forte, ma devi stare attento a preservarli e a ricordare a te stesso chi sei.
Io li ho persi nel momento in cui i suoi piedi hanno varcato quella soglia. Ecco, in quell’istante tutto è finito. Tutto è caduto in un burrone profondo dal quale non mi sarei più ripreso.
Credevo che tradire fosse da stupidi, o per coloro che non sanno tenere il cazzo nelle proprie mutande di fronte alla prima puttanella che cerca di accalappiarseli.
Eppure, adesso, quei pensieri, quelle parole, mi sembrano così stupide.
Io sono stato uno stupido...
Ero pieno di amici traditori, almeno 3 colleghi su 5 hanno una relazione extraconiugale, e ogni giorno sentivo le loro parole maschiliste e misogine attraversarmi i pensieri, rifiutandoli. Cercavo di restare sulla dritta via, non facendomi influenzare da ciò che poteva essere un’esperienza passionale.
Ma poi...
Poi l’ho vista, ho visto ciò che avrebbe cambiato per sempre la mia vita, e che mi avrebbe dato il titolo di cazzone dell’anno.
Cap. 1
Genesi
Se sei ancora attaccato ad un vecchio sogno di ieri, e continui a mettere dei fiori sulla sua tomba ad ogni momento, non puoi piantare i semi per un nuovo sogno che possa crescere oggi.
(Joyce Chapman)

«Udite Udite! Guarda chi abbiamo qui Andrew?! Il verginello di corte!». Tomas da una spallata ad Andrew mentre proseguo per il mio tragitto, non badando alla solita routine e a quelle battute idiote da piccoli uomini, intento a prendere il primo caffè di questa mattinata di fuoco. È alto quasi due metri, laureato anche lui in medicina, ma alle volte penso che sia solo frutto di tanti calci in culo.
«Sempre il solito coglione sei, Tom, mi dispiace per tua moglie che ha a che fare con un senza palle!» Avanzo di pochi passi, arrotolando le maniche del camice e arrivando al distributore automatico. Sono alto un metro e ottantacinque, e mi mantengo sempre in forma, non avrei nessun problema a stenderlo con un pugno.
Ma ne vale davvero la pena?
Inserisco i soldi e premo il tasto su caffè lungo macchiato.
Osservo Andrew con la coda dell’occhio fare un sorriso a Tomas, per poi venire verso di me.
«Hey Robert, non te la prendere dai, più tardi se vuoi pranziamo tutti insieme.» Scherza dandomi una pacca sulla spalla. Cristo com’è viscido, senza ombra di pudore. Tra tutti i miei colleghi lui è quello di cui ho la stima più bassa, il classico buono con il coltello sempre tra le mani, il falso amico e il falso marito. So da mesi quello che fa a sua moglie, Alexandra, quello che è abituato a fare nello studio del suo reparto. Conosco Alexandra dal college, era la mia migliore amica, prima di conoscere quel cerebroleso di Andrew. Lei frequentava il corso di lettere e io quello di medicina. Ci siamo conosciuti una mattina di Novembre quando decisi di frequentare la lezione di arte visiva e fotografia, è li che avevo notato la sua bontà, il suo carisma e il suo altruismo, tutte caratteristiche che Andrew nel tempo ha distrutto.
L’avevo avvertita che non era un uomo con cui avere a che fare e che molto probabilmente l’avrebbe fatta stare male.
Ma come dice il detto?
Vivi e lascia vivere. E così ho fatto.
Ho preso la decisione di non dire nulla e di fare finta di non sapere nulla. Ma tutto prima o poi viene a galla, e alle volte, come uno tsunami.
«Grazie, Andrew» Lo guardo di traverso con ostilità «Sai preferisco tornare a casa da mia moglie.» alzo lo sportellino del distributore e afferro il caffè.
Mi volto per andarmene, ma prima di farlo veramente mi giro rivolgendogli un sorriso.
«Dimenticavo! Che sbadato» Picchietto con la mano la mia fronte «Salutami Evalyn» ammicco ritornando sui miei passi e raggiungendo finalmente il mio studio.
Adesso sono io che sorrido.








«Signora Habbond. Non posso dirle se sua figlia è vergine o no. Si chiama segreto professionale!» Dico accompagnando la donna verso l’uscita della mia stanza, cercando di calmarla e di evitare di violare uno dei primi punti della deontologia professionale medica.
«Dott. Jefferson, la prego, glielo chiedo come favore personale» i suoi occhi neri mi fissano cercando di intenerirmi, è alta si e no un metro e cinquanta riesco ad osservarla da almeno cinquanta centimetri di altezza differente, eppure, anche se sta riuscendo nel suo intento, riesco comunque ad uscire da questa situazione «Parli con sua figlia, è un’adolescente e anche se scapperà, urlerà, imprecherà, lei è sempre sua madre e l’unica persona di cui si fida in modo assoluto.»
Finalmente si arrende, abbassando lo sguardo e accennando un con il capo. Avanza verso l’uscita e mentre varca la soglia le sorrido dicendole che ci vedremo il prossimo giovedì, richiudendo la porta dietro di lei.
Essere un ginecologo non è affatto facile. I primi anni di college ad Harvard ero entusiasta di frequentare i corsi di medicina e diventare un medico ginecologo, passione che mi è stata trasmessa dalla mia stessa famiglia ma poi, con gli anni, ho capito che non sarebbe stato affatto semplice, anzi, essere un uomo a contatto con decine di donne al giorno può essere sfiancante.
Volto le spalle per tornare a sedermi e aspettare una nuova paziente, ma, d’un tratto sento la porta aprirsi lentamente e una voce flebile e delicata fare il suo ingresso solleticandomi la pelle.
«Ciao Robert...»
Agghiacciandomi.
Avrei immaginato di tutto, che chiunque potesse entrare da quella porta, ma non lei...
Alexandra...
Da quando le nostre strade si sono divise 10 anni fa, non l’ho più rivista. Non è mai venuta qui in ospedale a fare visita ad Andrew o a me, pur sapendo che siamo colleghi. Nessuna nostalgia del passato, nessun riavvicinamento, solo una distanza netta, fredda e asettica. Non ho mai capito il motivo di questo allontanamento, forse la paura di Andrew di essere scoperto o forse una paura di Alexandra di invadere il suo spazio, che adesso però è stato invaso da un’altra donna.
Evalyn.
Sono sempre stato alla larga dalle assistenti, stagiste e tirocinanti, sanno quello che vogliono, e farebbero di tutto per accalappiarselo. Ma io amo mia moglie, con tutto me stesso.Ogni singolo momento della giornata, tutto ciò che faccio va rivolto a Virginie e alla splendida donna che è per me, alla moglie che ho sposato 7 anni fa.
Però, mi era mancata quella voce rassicurante che esce dalle sue labbra, eppure adesso quella suono è così fragile e insicuro da far paura.
Girandomi la vedo sulla soglia della porta, magra e bianca con quel capelli color cioccolato fondente scivolargli sulle spalle, lo sguardo di Alexandra è rivolto a me, ma poi lo abbassa nuovamente, come se si vergognasse di essere qui. Non è cambiata, è rimasta sempre la stessa bellissima ragazza di dieci anni fa, anche se adesso sembra... Malata.
«Alexandra, c-cosa ci fai qui?» i suoi occhi si fissano nei miei e, avanzando verso di me, mi abbraccia calorosamente.
«Sono felice di vederti» sussurra sulla mia spalla.
«Anche io...» la stringo forte a me, imprimendo questo momento che so, non tornerà.
Mi è mancata così tanto in questi anni...
«Cosa succede Alex?» le chiedo tenendola ancora tra le mie braccia.
Inizio a sentire il suo respiro diventare più veloce e insicuro nel momento in cui una lacrima bagna il mio camice, arrivando ad accarezzarmi la pelle.
«Ti prego… Dimmi che è solo una mia impressione.»
Non sono sicuro di quello che mi stia realmente chiedendo. Perché se la domanda implicita è se Andrew la tradisce, le urlerei a squarciagola di sì, che quel presuntuoso figlio di puttana sta buttando in aria anni e anni di matrimonio per una stupida e insulsa ragazzina in cerca di una carriera facile. E lei non merita questo… Non merita di soffrire.
Ma taccio. Lascio che sia lei a continuare, e a sfogare su di me il suo dolore, qualunque sia.
Sono sempre stato qui per lei. Anche dopo anni…
«L’altro giorno…» respira affannosamente e asciugando le lacrime con le mani si stacca da me per guardarmi di nuovo.
«L’altro giorno ho scoperto di essere incinta.» Sgrano gli occhi, non capendo dove vuole arrivare.
«Era da tanto che io e Andrew non facevamo sesso e un mese fa siamo usciti per andare a cena fuori dopo giorni e giorni di turni notturni e sostituzioni che svolgeva al posto dei colleghi. Ho pensato che fosse un’ottima idea per organizzare qualcosa di semplice e carino, solo per noi due. Così è successo.» Abbassa lo sguardo guardandosi le scarpe e giocherellando con le dita.
«Ma adesso Rob, adesso ho una tremenda paura.» non credo alle mie orecchie. Come può una donna tanto forte come Alexandra, avere paura di avere un figlio?
Quando l’ho conosciuta era caparbia, sicura di se e sempre pronta a cosa le avrebbe riservato il futuro.
Ora è…Annullata.
«Andrew… Lui non ha mai voluto dei figli, ha sempre voluto che la sua indipendenza rimanesse intatta. E ha sempre saputo che l’arrivo di un figlio gli avrebbe stravolto totalmente la vita. Io all’inizio ero d’accordo. Amavo il fatto di essere solo noi due nella nostra casa, di avere sempre momenti speciali per noi, quelle volte in cui lo vedevo, e, ultimamente, sono diventate davvero poche.
Ma adesso…Mi sento tremendamente sola. E Andrew non sa che sono incinta.»
Continua schiarendosi la voce e mordendosi leggermente il labbro mentre i suoi occhi guardano un punto indefinito del pavimento.
«Ieri sera abbiamo litigato. Sono stanca di essere continuamente abbandonata per i suoi impegni, di vederlo solo una manciata di ore al giorno. Voglio mio marito, con me, al mio fianco. Ho deciso di dirgli di fare una vacanza, di parlare con i suoi colleghi e ristabilire i turni. Ma lui si è arrabbiato e la discussione si è trasformata in una vera e propria lite verbale.»
Stringo le mani a pugno ai lati dei fianchi, vorrei prendere quel viso presuntuoso e massacrarlo di botte fino a quando quel figlio di puttana non si rende conto a chi sta facendo del male e cosa sta lentamente perdendo. Dieci anni fa lo avrei fatto senza pensare nemmeno un secondo, sarei andato lì e mi sarei ripreso quello che era mio, quello che ho lasciato che qualcun altro mi soffiasse sotto il naso.
La mia Alexandra...
«Lui...Lui mi tradisce, vero?» la sua voce è disperata, rotta da un pianto illusorio, di chi ancora vuole credere che tutto ciò che pensa sia solo una stupita impressione sbagliata.
Non riesco a proferire parola, l’unico movimento che il mio corpo è in grado di fare è avvicinarmi a lei e tirare su quello splendido viso con una piccola spinta della mia mano, sino a quando i suoi occhi non incontrano i miei, ed è li, è proprio in quell’istante, nell’istante in cui quella vulnerabilità, quell’abbandono si fa strada attraverso i miei occhi, finendo nel mio cuore, dove il passato torna a bussare ad una porta che fino a poco fa doveva rimanere chiusa a chiave, per sempre.
Ma che solo lei sarebbe stata in grado di riaprire.
Non sono io a dover rispondere a quella domanda, non sono io che devo spezzarle il cuore, è Andrew che deve fare i conti con se stesso, con la verità, e con quello che le sta facendo.
L’unica cosa che ho l’opportunità di fare è farla sentire al sicuro, farle capire che in fondo non è sola e che qualunque cosa accada, ci sarò io al suo fianco.
«Qualunque cosa, Alexandra, ti aiuterò io.»
Non è più il senso di gioia nel rivederla, non è più il senso di colpa degli anni passati e di non averla più rivista dopo quella sera di dieci anni fa, in cui un solo e semplice bacio ed Andrew sono state le cause del nostro allontanamento, adesso quello che parla, urla, impreca ad alta voce, è il mio cuore.
Un cuore che la vuole proteggere e rassicurare.
Forse un cuore che infondo non ha mai smesso di amarla.









Capitolo 2
-Logoramento-
Virginie
Credevo fosse solo una stupida impressione, pensavo forse che i turni e la stanchezza di questo lavoro iniziasse a manifestarsi, e che fosse arrivato il momento di staccare un po’ la spina. Ma nel momento in cui stasera ha varcato la soglia di casa nostra e i suoi occhi hanno incontrato i miei, ho capito.
Ho capito, che la sua anima è tormentata da qualcos’altro che non ha il coraggio di dire.
E in questi casi le soluzioni sono poche.
Sono sempre stata una donna molto indaffarata, tra sentenze, svariati viaggi di lavoro, il nuoto e altre attività che occupano le mie giornate, ma ho sempre trovato il tempo da dedicare a mio marito... sempre! Anche a costo di mettere da parte qualcosa che mi piace fare.
Ed è per questo che lo conosco molto bene, è per questo che adesso mentre poggia la sua valigetta all’entrata e toglie lentamente il cappotto che lo copre fino a metà coscia, alle nove di sera, capisco che qualcosa non va. E che il mio sesto senso questa volta non sta sbagliando.
I suoi capelli castani leggermente bagnati lasciano andare piccole goccioline di pioggia sul pavimento e il viso bianco e freddo fa da cornice a quegli occhi verdi che mi fanno tremare il cuore.
Ho sempre amato quegli occhi, profondi, sinceri, sensuali da far intenerire ma allo stesso tempo ammaliarti. Ma adesso, li vedo, sono più scuri, cupi e... tristi.
«Ciao amore» avanza verso di me con passo pesante e la sua altezza statuaria sino ad arrivare al mio fianco. Cinge la sua mano attorno alla mia vita e mi bacia delicatamente sulla fronte.
Amore... suona così diverso questo appellativo, in questo momento.
«Come mai hai fatto così tardi?» lo guardo con la coda dell’occhio, sento la sua mano tremare, fino a scuotermi leggermente.
Si stacca da me andando verso la penisola della cucina, prendendo dal cassetto un coltello e aiutandomi a preparare da mangiare. Non è mai stato il suo forte cucinare, le uniche sue specialità sono le crepes e qualche insalata, eppure stasera, la sua voglia di essere cortese nei miei confronti sembra scacciare ogni minimo dubbio culinario e i suoi stessi pensieri.
Lo osservo, trafitta da un senso di angoscia e paura che mi fa tremare e sussultare il cuore, e se davvero quello che penso è reale, questo è l’inizio della fine. Si sa che quando si ama una persona intensamente, la paura che tutta la felicità ricevuta ti venga tolta con gli interessi è più forte di qualunque altra emozione. Amo Rob, lo amo con tutta me stessa, e non saprei vivere senza di lui. Mi sentirei tremendamente vuota e sola, e il solo pensiero mi fa mozzare il respiro in gola.
«Avevo del lavoro burocratico arretrato» la sua voce è un sussurro quasi inudibile in mezzo agli altri rumori. La sua testa è china, intento a concentrarsi su qualcosa che forse lo distragga, eppure non riesco a farne a meno, ho bisogno di toccarlo, di sentirlo mio.
Anche se può essere l’ultima volta.
Mi avvicino lentamente per cingerlo tra le mie braccia, per udire il suo cuore battere contro il mio, per sentire che le mie paure sono infondate. Ma, nel momento in cui sono a pochi millimetri dal suo corpo, si volta di scatto, fissando i suoi occhi lucidi nei miei inondati di tristezza. E mentre una lacrima scorre sul suo viso, il mio cuore si spezza.
«Dobbiamo parlare»
Faccio segno di si con la testa tremando di fronte a lui, facendo seguire a quel gesto le parole «Lo so»
E a quell’ultima frase, sento il suo cuore spezzarsi con il mio.
L’inizio della fine è arrivato.
«Lo sapevo! Sapevo che mi stavi nascondendo qualcosa!» Urlo mentre le lacrime inondano il mio viso e il suo chiuso dalle sue stesse mani. La disperazione, il logoramento, il senso di colpa, è questo che ci uccide, lentamente. E questo che adesso stiamo provando, lui per aver confessato, e io per averlo ascoltato.
Quando mi ha detto che dovevamo parlare, ho voluto subito sapere il perchè e cosa mi stava nascondendo, e nel momento in cui dalla sua bocca è uscito il nome di Alexandra il mio mondo e tutte le mie convinzioni sono crollate. Io sono crollata.
Non potevo credere che tra tutte le donne al mondo, lui, potesse avere nuovamente nostalgia di colei che gli ha spezzato il cuore dieci anni fa e che lo ha abbandonato per un altro uomo. Mi sento inutile, confusa, delusa, amareggiata...sconfitta.
Ho sempre avuto la convinzione che se un giorno Robert mi avesse tradito con un’altra donna, io...io l’avrei perdonato. Perchè tutto quello che ho al mondo è lui, tutto il mio universo gira intorno a lui. Perchè per quanto possa fare male essere traditi, vivere una vita senza la persona che ami ti distrugge definitivamente.
Ma adesso? Adesso ne sono davvero convinta?
Come posso avere a che fare con una persona come Alexandra?
Il suo primo amore...
«Ti prego Virginie, non fare così. Non è successo nulla tra noi! Mi ha chiesto solo di aiutarla a scoprire se Andrew la tradisce! Lei è...» sospira pesantemente prima di continuare «È incinta!». Sgrano gli occhi e il il respiro inizia a diventare affannoso sentendo il cuore martellarmi nel petto. Non respiro...
«Ti...ti prego. Di-dimmi che non sei tu il padre» passo la lingua tra le labbra, assaporando il gusto delle mie lacrime amare, lasciando che tutto ciò che sento, la disperazione, scorra attraverso il mio corpo. Mi giro, per non guardarlo negli occhi, non voglio vederlo, non voglio vedere quello che mi provoca vederlo in quello stato. Perchè so che qualunque cosa abbia da dirmi, e qualunque cosa abbia fatto, il mio istinto di abbracciarlo e di avere un contatto con lui diverrebbe lancinante.Trattengo il respiro, aspettando la sua risposta.
«No!» urla «Non sono andato a letto con Alexandra!»
Lascio andare un respiro di sollievo.
Si alza dalla sedia afferrandomi per il polso, girandomi e facendo sbattere il suo petto contro il mio.
«Ti prego...» sussurra «Ascolta...Ti dirò tutto»
Li vedo, i suoi occhi sono colmi di verità, una verità celata per poco tempo e che non ha avuto la forza di trattenere. Una verità che è disposto a dire, pur conoscendo le conseguenze di questa confessione.
Il suo nome. Tutto gira attorno al nome di Alexandra.
E mentre mi racconta del loro incontro di una settimana fa, quando Alex mise piede nel suo ufficio, io non faccio altro che pensare a cosa realmente ho tra le mani, e se sono disposta a perdere una persona come Rob.
Ma non posso cedere adesso, non posso lasciargli il libero arbitrio fino a questo punto, non con lei.
Non sono mai stata gelosa di mio marito, ho sempre creduto fino in fondo nel nostro amore e ne sono stata sempre sicura. Era come se vivessi in una campana di vetro abbracciata dall’amore di Robert. Ma quando c’è lei di mezzo il vetro di quella stessa campana, inizia a creparsi.
Devi fare di tutto per tenerlo con te. Tutto.
E cosa si può fare per salvare il proprio matrimonio e il proprio amore?
Sono immersa nei miei pensieri, nelle mie paure e nella mia sofferenza, non riesco a sentire tutto quello che ha da dirmi, non posso. Quando le sue parole diventano improvvisamente, una secchiata di acqua gelida.
«Mi ha chiesto aiuto... Ha voluto che l’aiutassi sia con il bambino, sia un piano per portare alla luce il tradimento di Andrew. Questo piano le costerà uno stress fisico e mentale non indifferente, e la sua paura più grande è perdere l’unica persona a cui tiene più di ogni altra cosa al mondo, quella piccola creatura che porta in grembo. Mi ha chiesto di scattare alcune foto se avessi visto Andrew, di pedinarlo all’interno dell’ospedale visto che lei non poteva farsi vedere, li.
Sarò sincero con te Virginie...»
Il mio sguardo dapprima basso, rivolto verso il pavimento, si alza fissandolo di nuovo e aspettando che la situazione degeneri ancora.
«Quando l’ho vista...» sospira chiudendo gli occhi per un beve momento per poi guardarmi nuovamente «Il mio cuore ha perso un battito.»
E adesso il mio sta per crollare
«Non credevo che dopo tanto tempo, Alexandra suscitasse ancora in me certe emozioni, certe sensazioni. Credevo che avessi superato tutto, ma a quanto pare, il passato non si può cancellare definitivamente. »
Inizio a tremare, un nodo di delusione e amarezza mi attanaglia la gola.
Mio marito... La persona con cui devo condividere il resto della vita mi sta dicendo queste parole. L’unica persona di cui mi fidi veramente.
«L’ho vista in difficoltà, l’ho vista fragile, bisognosa e la mia parte razionale insieme al mio cuore sono sulla stessa direzione. L’aiuterò. Non l’abbandonerò mai più.» afferra la mia mano, portandosela al petto, vicino al cuore «Io ti amo Virginie, ma infondo amo anche lei. Non posso lasciarla sola in questo momento. È sola, incinta, e senza qualcuno che l’aiuti.»
Adesso...
Il senso di colpa di non esserci riuscita, di non essere stata all’altezza di cancellare dalla sua mente il suo ricordo e la tremenda paura di perderlo per sempre mi ha fatto capire che l’unica cosa che realmente devo fare è aspettare.
Si protende verso di me accarezzandomi la guancia e asciugando le lacrime che bagnano il mio viso, ma il mio corpo reagisce d’istinto indietreggiando, finendo a sbattere contro il marmo freddo della cucina.
«Ti prego, Virginie, non avere paura di me. Ti prego. Io-io ti amo» la sua voce tormentata da tutte le emozioni contrastanti che sta provando rimbomba nella mia testa.
«Ami anche lei!» Quelle parole urlate escono in un singhiozzo soffocato mentre sbatto i pugni sul suo petto duro e muscoloso ancora bagnato dalla pioggia di poche ore fa.
Il contatto con la sua pelle e il solo pensiero che un’altra donna ha la possibilità di poterlo toccare mi sconquassa le viscere.
Lui è mio.
Afferra i miei polsi a mezz’aria in una presa salda nel momento in cui i nostri occhi si incontrano e finiscono tutto ciò che avevamo da dire.
Mi cinge con forza la vita, sollevandomi e facendomi poggiare sul marmo freddo in cui i miei glutei sono a stretto contatto a causa della gonna corta.
Quella sensazione mi fa ricordare tanti anni fa in cui nella cucina dei miei genitori, mentre loro erano fuori, Robert mi prese, piegata sul tavolo, senza timore, senza rimorsi e senza pensieri. Solo io e lui in quella cucina, come adesso. Solo io e lui nel nostro mondo.
«Ti prego...» continua, allargandomi le gambe, facendo in modo che mi aggrappi alla sua vita.
Lo faccio. Perchè lo voglio. Perchè forse sarà l’ultima volta che i nostri corpi si toccheranno.
E con le lacrime tra di noi, mi abbraccia stretta, baciandomi con passione, riversando il quel gesto, tutto il senso di colpa e il dolore causatomi.
«Ti prego...» sussurra sulle mie labbra, assaggiandomi, mordendomi, finchè dentro di me il piacere e il dolore si mescolano in una sensazione strana che mi tormenta.
Gli strappo la camicia di dosso con un solo strattone, buttandola a terra, baciando ogni minima parte di quel petto perfettamente scolpito. Lo sento gemere sotto di me, ed è la sensazione più bella che posso provare in questo momento, sapere che gli provoco piacere, che in fondo, dopo tutto, io sono ancora sua. Il suo viso è chino mentre mi guarda dall’alto con gli occhi pieni di piacere e di desiderio...per me.
Il suo sguardo e quegli occhi mi fanno provare sensazioni mai provate, e quando con velocità e voglia mi sfila la camicetta, anche l’ultimo briciolo di autocontrollo svanisce.
Afferro con rapidità la cintura che blocca i suoi jeans e la slaccio, in movimenti frenetici.
Robert mi sfila in un gesto rapido le mutandine in pizzo nero, sussurrando al mio orecchio «Ho sempre adorato tutto ciò che indossi.» Il suo respiro caldo sulla mia pelle mi provoca un brivido lungo tutto il corpo, finendo nel punto in cui, tutto il piacere, da qui a pochi minuti si sarebbe riversato. Non stiamo facendo l’amore, non stiamo facendo sesso, quello che realmente stiamo facendo è cercarci, trovarci per sentire ancora che sensazione hanno i nostri corpi uniti, che gusto ha dopo tutto quello che mi ha detto essere marito e moglie, a letto, insieme. E se tutto questo finirà in un attimo, ci ricorderemo che i nostri destini erano in grado di camminare a pari passo, se, nel tragitto, non ci fosse stato qualcosa più grande di noi a ostacolarci.
Prende prepotentemente il suo membro turgido e grande tra le mani, infilandolo con urgenza dentro di me, come se nn potesse aspettare oltre.
Gemiamo insieme mentre le nostre carni si uniscono in un unico movimento deciso e irruento.
«Cristo...Virginie, se-sei cosi...bagnata» le sue parole mi fanno contrarre il basso ventre, finchè, per il piacere provato, mi aggrappo alla sua schiena con le unghie. Non parlo, taccio, ascolto solo i suoi ansimi che diventano piccole urla nel momento in cui si abbatte con forza dentro di me, in movimenti lenti ma decisi. Stringe i miei seni in una presa salda e, avvicinando la sua bocca ai miei turgidi capezzoli, li lecca e li succhia, ad uno ad uno, riservando ad entrambi lo stesso trattamento, per poi risalire a baciarmi sulle labbra con sofferenza e cupidigia.
Sento il suo corpo tremare insieme al mio, ad ogni affondo, ad ogni bacio, ad ogni sguardo pieno di tutto quello che vuole dirmi, e delle ferite che sa, ha riaperto in me. Un’espressione piena di tristezza e sensi di colpa, che non avevo visto mai in quegli occhi profondi e verdi che fino ad un paio di giorni fa risplendeva di una luce diversa...serena.
Esce totalmente dal mio corpo e rientra dopo secondi, di prepotenza, imprimendo nella mia carne la frustrazione a cui è sottoposto, l’amore che sta condividendo per due donne, e la passione che sta provando per me. Lo desidero, lo bramo, lo amo, e tutto questo è malato. Come si può amare una persona che vuole essere condivisa?
Ma in tutto il tempo in cui si muove dentro di me l’unica cosa che riesco a pensare è quanto lo amo e cosa sarei disposta a fare per lui.
D’un tratto lo sento irrigidirsi quando le mie unghie affondano ancora di più nella pelle chiara della sua schiena cercando di dominare quell’orgasmo potente, impossessandomi, mentre dalle sue labbra esce un suono rauco causato dall’apice del piacere, esplodendo dentro di me, inondandomi del suo seme caldo.
E quando avverto il calore tra le mie pareti, il mio basso ventre si contrae in piccoli spasmi, facendo esplodere in me un orgasmo mai provato prima. Siamo caldi, sudati, e i nostri respiri irregolari fanno da colonna sonora a questo momento. È ancora dentro di me, avvolto dalle mie gambe, quando la sua fronte si poggia delicatamente sulla mia e mi sussurra a fior di labbra un semplice «Mi dispiace. Perdonami».
Mentre la consapevolezza di una passione consumata svanisce, nella mia mente torna il bagliore di un dolore reale provato, e adesso consapevole.
Ora so cosa fare, l’unico modo per portare mio marito di nuovo tra le mie braccia, per conquistare di nuovo il suo cuore, è lasciarlo libero. Libero di scegliere.
Tra me e lei
Tra il passato e il presente.
Tra il suo primo amore e sua moglie.
Fino ad adesso avevo sempre pensato che il ricordo di Alexandra fosse stato dimenticato dall’amore che prova per me, che fossi stata io a ridargli nuovamente il coraggio di amare. Ma tutto quello in cui credevo si è sciolto come neve al sole.
«Devi scegliere. O me o lei» affermo decisa tra le lacrime, spostando il suo corpo con una leggera spinta e scendendo da quel ripiano dove abbiamo appena consumato il nostro amore, non rivolgendogli neppure un ultimo sguardo, dirigendomi dal lato opposto della casa.
Con il cuore in frantumi e le lacrime che scorrono incessantemente sul mio viso, percorro la soglia di quella porta che abbiamo costruito insieme, di quella casa che con i nostri sacrifici fino ad oggi è stato il nostro rifugio d’amore.
Lasciandolo solo, a riflettere su quello che realmente vuole.
Libero. Di amare me o lei.
Se si ama veramente, si è disposti anche a rischiare.
Siamo disposti a tutto per la persiona che amiamo anche mettere da parte noi stessi.
L’amore è strano, è complicato, è turbolento, alle volte anche catastrofico, è l’unico sentimento che può farci vivere o farci morire.



Epilogo
1 anno dopo
È bellissima. Non ho parole per descrivere questo momento. I suoi capelli lunghi e biondi sono raccolti in uno chignon elegante e raffinato mentre il suo corpo minuto e prosperoso è adornato da uno splendido abito bianco in pizzo a sirena, il suo seno è messo in risalto da una lieve scollatura. Sorride. Mi sorride. E questo è il più bel regalo che possa ricevere da lei. Gli occhi mi si riempiono di lacrime nel momento in cui, con passo lento e a ritmo della melodia di Halleluja la vedo attraversare la navata verso di me.
E pensare che solo un anno fa avrei potuto perdere l’opportunità di vedere nuovamente il viso di Virginie.
Quando la sua decisione fu quella di lasciarmi libero di scegliere, e di sbagliare, ho capito che lei è sempre stata la donna che avrei voluto al mio fianco. È vero non avevo smesso di amare Alexandra e credo che in fondo proverò sempre qualcosa per lei, ma l’amore che provo per mia moglie...
L’aria nuova che mi fa respirare a pieni polmoni, non ha niente a che fare con i miei sentimenti per Alexandra. Lei è vita, è amore, è tutto quello che desidero per il resto della mia vita.
Lei è colei che ha perdonato i miei sbagli.
E se nella vita, incontri qualcuno che è disposto a tutto per te, anche perdonare i tuoi errori, allora capisci che non devi lasciarla andare...
Per un breve periodo, sono stato incerto sulla scelta che stavo per prendere. La visite di Alexandra iniziavano a essere più frequenti, sia all’interno dello studio che fuori. Passavo giorno e notte con il senso di colpa che attanagliava ogni mio respiro. Non potevo continuare. Stavo perdendo tutto ciò che mi ero costruito in 7 anni, stavo perdendo me stesso. Non mi riconoscevo più. Ogni visita di Alexandra spingeva il mio corpo ad impulsi e sensazioni strane, non volevo diventare chi mi ero sempre promesso di non essere. Volevo essere una persona migliore, e con lei non ci sarei mai riuscito. Era una tentazione, i suoi occhi, la sua carnagione, i suoi capelli, ogni piccola parte del suo corpo mi inducevano a essere un peccatore. La passione premeva ogni volta che la vedevo, nel cavallo dei miei pantaloni, ma i nostri corpi non si sono mai uniti. Credevo che quello che stavo facendo, non potesse essere considerato un tradimento, riuscivo a trattenere i miei istinti, rispettavo troppo Virginie per darle una delusione simile, per smontare a piccoli pezzi l’immagine che aveva di me. Mi sbagliavo. Giorno dopo giorno iniziavo a capire cosa realmente stavo facendo, fino quando presi una decisione. Avevo paura di dare un taglio netto con il passato, di lasciarla nuovamente andare via da me, ma poi mentre dissi tutta la verità ad Alexandra, che non potevo continuare ad aiutarla perchè in ballo c’era il mio di matrimonio, e che, non volevo essere come Andrew, un traditore a tutti gli effetti, un giocatore d’azzardo con due paia di carte a disposizione, ha capito.
E con le lacrime che rigavano il suo viso e il cuore in mano mi disse che sarebbe stato meglio così, per tutti e due. Le diedi il numero del mio amico ed ex compagno di corso Jonathan Grinder , che sicuramente l’avrebbe aiutata senza restrizioni.
Due giorni dopo mi chiamò, ringraziandomi per la persona che ero, per quello che avevo fatto per lei e per averla aiutata a scoprire la verità. Mi disse anche che avrebbe tenuto il bambino perchè anche se Andrew era uno stronzo senza cuore, quel piccolo che portava in grembo era l’unica cosa bella che realmente le aveva donato, e l’unico ricordo che avrebbe avuto per sempre di lui. Fui felice di quella scelta e le riferii che sarebbe stata felice con qualcuno, un giorno, come aveva sempre desiderato, ma che quel qualcuno non sarei mai stato io.
Quella fu l’ultima volta che sentii Alexandra.
Poche ore dopo io e Virginie decidemmo di dare un taglio netto a tutto ciò che eravamo stati fino ad allora, e di vivere in piena libertà il nostro amore. Lasciammo il lavoro in quella città che ci opprimeva giorno dopo giorno, per i ricordi, e per i sentimenti negativi che ci accompagnavano nelle ore e per il fantasma di Alexandra che sentivo angosciava Virginie.
Volevo tornare ad essere libero, ma con lei al mio fianco ad aiutarmi a spiegare le ali.
Decidemmo che l’unico modo per essere nuovamente felici fosse rivoluzionare la nostra vita. Ce ne andammo dopo due mesi e ci trasferimmo a Parigi, dove risiedono le origini della mia -seconda volta- futura moglie. Ed eccomi qui, occhi negli occhi ad osservarla con tutto l’amore che ho da dargli. Scrutandola in tutta la sua bellezza fino a soffermarmi in quel dettaglio che mi apre il cuore e mi fa essere l’uomo che ho sempre desiderato.
Un futuro padre.
La lieve curva della pancia risalta in quel tessuto stretto e io, immobile davanti a tutta questa gioia, di fronte a quel dono che il destino ha sempre riservato per me, dinanzi all’amore che stavo per perdere chiedo nuovamente a Dio di essere protettore della nostra famiglia, e del nostro eterno amore.
L’amore è l’unico sentimento che ci dà la possibilità di perdonare.
E’ paura, rimorso, felicità.
L’amore è vita.
E non esiste vita senza amore.
«Vuoi tu Robert Jefferson, accogliere Virginie Laurent come tua sposa,
promettendo di esserle fedele sempre,
nella gioia e nel dolore,
nella salute e nella malattia,
e di amarla e onorarla
tutti i giorni della tua vita, finchè morte non vi separi?»
Mani nelle mani, occhi negli occhi e cuore contro cuore sussurro le ultime parole che segnano nuovamente l’inizio del mio per sempre insieme, della mia seconda occasione.
«Lo voglio. Finchè morte non ci separi.» E torno ancora una volta a sorridere.


Commenti

  1. Come lo capisco! Il primo amore è difficile da dimenticare ma è anche vero che se è finita è giusto continuare la propria vita e non credo nelle minestre riscaldate. Mi dispiace per Alexandra... È una donna buona che è ingabbata in uno stronzo.. Ma sono anche felice per Virgine e Robert... Si sono comportati da maturi e hanno fatto la scelta giusta! Brava!

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  2. Sono rimasta interdetta...avrei apprezzato un cameo di Andrew e Alex, ma fare entrare Alex nel vivo della storia non mi è piaciuto!
    Grazie comunque!
    La storia di per sé non è male, molto matura.
    Georgia

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  3. Ahhh... bellissima storia dolorosa e appassionata. Qui si sfiora il tradimento, ma se ne accolgono tutti i danni. La danza che fanno i protagonisti e comprimari è ben diretta e mi è piaciuto molto leggere di Alexandra e Andrew, hai saputo creare un bello spin-off. Sei molto brava con i sentimenti e sai articolare bene una storia. Mi è piaciuta assai.

    -Sparv-

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  4. Malgrado io sia un'amante purista delle fanfiction su TW (nel senso che non leggo nemmeno quelle assai seguite online sulle sfumature), non posso negare di essere stata lusingata dalla tua scelta. Mi fa stranissimo leggere una ff su un mio libro! Venendo a noi...Voglio farti i complimenti. La tua è una storia romantica, delicata e articolata bene. Complimenti!!!
    Cristina.

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  5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  6. Pieno di significato ed insegnamenti per la vita.
    Molto bella.
    Sono contenta per virgine e Robert poi Alex aveva già avuto la sua opportunità aveva preferito un altro adesso non mi sembra giusto che rovinasse il loro matrimonio.

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  7. Cosa abbiamo qui? Sei una grande! Sono amante delle ff di TW ma ho apprezzato moltissimo questa storia che prende spunto da un romanzo che ho amato alla follia. La storia è molto romantica, scorrevole e bella. Un vero piacere leggerla. I sentimenti sono forti e ho amato Virginie, ha preso una decisione difficile e sofferta ma alla fine ha avuto la sua giusta ricompensa.
    Complimenti e grazie.

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  8. Mi piace la struttura della storia.
    Il tradimento si è solo sfiorato con i pensieri e si è risolto in maniera molto adulta e consapevole.
    Complimenti e grazie.

    JB

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