LA CARNE DEBOLE
LA CARNE DEBOLE
Sono incastrata in una
relazione dalla quale non riesco a distaccarmi.
Siamo ormai al terzo
tentativo. Me ne vado, e poi ritorno, ci ricasco.
Credevo di amarlo, credevo
che saremmo riusciti a superare le varie incomprensioni e divergenze,
e invece mi sento come un fuoco lambito dall’acqua che tenta in
tutti i modi di spegnerlo.
Mi sto spegnendo.
Angela stasera mi ha
trascinata fuori a forza dopo che le ho raccontato della scorsa
settimana.
Ero terrorizzata e avevo
un ritardo.
Jake era felice e voleva
sposarmi.
Io ero sconvolta e volevo
fuggire.
Voglio fuggire.
Non lo amo, ma non ho la
determinazione per chiudere.
Mi lascio abbindolare.
L’affetto mi frega, o
forse l’empatia?
So che lui mi ama e che ne
soffrirebbe da morire.
“Svuota la mente Bella!”
Mi ordino nel tentativo di
distrarmi da i miei giri mentali.
Mi avvicino al bancone e
nel giro di pochi minuti faccio fuori due mojito belli carichi.
La testa è leggera, il
rum fa il suo dovere.
Cerco Angela tra la folla
e provo a raggiungerla ma la perdo di vista nel caos.
Chantaje
risuona dalle casse.
I due cocktail mi scorrono
nel sangue.
Mi sento sinuosa, mi
muovo, sfiorandomi leggermente le cosce.
Ho bisogno di sentirmi
viva.
Chiudo gli occhi e mi
lascio trasportare dalla musica.
Quando li riapro uno
sguardo rovente mi sta praticamente spogliando.
Sono occhi che conosco
bene, non si possono non notare, li evito con cura da molto tempo,
forse da troppo, ma oggi no.
Sorrido e ricambio
canticchiando la canzone.
Inizia un gioco di sguardi
e frasi spagnole che assumono un solo significato.
Mi si avvicina e con un
sospiro alimenta il mio fuoco.
Voglio sentirmi viva.
Mi è chiaro da subito
dove vorrebbe arrivare, ma sa stare al suo posto.
Non si sbilancia, non
esagera, lascia a me l’arduo compito.
Così mi avvicino.
Spengo il cervello o
almeno la parte che sta partendo con una predica da paura.
Mi prendo in giro da sola,
voglio solo giocare un po’.
Quando una mia mano sfiora
il suo petto la sua sale dall’altra con una carezza ricolma di
promesse. Mi sta toccando un braccio ma le mie terminazione nervose
lo scambiano per una palpeggiata da maestro.
E sono brividi.
Una danza di carezze,
sorrisi e sguardi.
Ogni mio movimento verso
di lui è un invito ad andare oltre, basta un lieve accenno.
È come se io stessi
“bisbigliando” le mie vere intenzioni e lui rispondesse
“urlando”.
Non riconosco la musica in
sottofondo, ma continua ad essere qualcosa di sensuale e sporco, come
i miei pensieri.
Dio non so neanche come si
chiama e nella mia fantasia lo sto già cavalcando.
“Collega il cervello
Bella!”
Ci provo a riconnettere le
sinapsi e per una frazione di secondo sembro ritrovare lucidità, ma
la sua mano arriva al mio viso. Ne segue i contorni fino alle labbra
e mentre il pollice ne tasta la consistenza le traditrici si
schiudono.
La lingua le bagna e lui
si avvicina trattenendomi il volto con tutte e due le mani.
Ed è pura agonia.
Mi sfiora.
Trattengo il respiro. In
bilico su ciò che è lecito e ciò che non lo è. E lui sembra
capire i miei dubbi e li fa evaporare.
Un leggero contatto umido
fa divampare il fuoco e il mondo intorno a noi non esiste.
Siamo carne viva e sangue
che pulsa nelle vene.
Mentre la sua lingua
incontra la mia le sue mani mi tengono ferma.
Una sulla nuca e una sul
fianco e aderisco perfettamente, e lo sento perfettamente e la lava
prende il posto del sangue.
Cancella ogni freno
inibitorio, riduce in cenere ogni buon senso e lo voglio, ora.
Farfuglio il mio nome
mentre è impegnato a lasciare una scia di fuoco sul mio collo.
Lui scandisce il suo
appena prima di mordicchiarmi il lobo. E la sento in mezzo alle
gambe, una scarica elettrica, e sogno il paradiso e non voglio
lasciarmelo scappare.
Mi sento viva.
Lui prende la decisione
per entrambi, mi trascina letteralmente.
Mi lascio trasportare
verso i bagni, e la consapevolezza di cosa sto per fare si riaffaccia
prepotentemente. È come se un campanello suonasse nella sua mente.
Ad ogni avvisaglia di un
mio imminente cedimento lui ricattura la mia attenzione.
Mi spinge contro un muro e
perdo l’equilibrio mentre alle mie spalle invece di una parete si
apre improvvisamente una porta. È stato il nostro peso, l’impatto
dei nostri corpi a farla aprire, e grazie al cielo non è un bagno,
sembra un piccolo ufficio. Richiudiamo la porta dietro di noi e il
buio ci circonda. I suoni arrivano ovattati e rendono chiari i nostri
ansiti e respiri mozzati ad ogni carezza spudorata.
Pronuncio per la prima
volta il suo nome a voce alta mentre con abilità mi scopre e
assapora il mio seno. Assaggia, stringe, bacia, morde, lecca ogni
parte del mio corpo accessibile e nella mia mente Edward è diventato
un mantra.
Restiamo appoggiati alla
porta.
Cerco di farmi spazio
perché ho voglia di sentire il suo sapore, di fargli sentire le mie
labbra.
E scendo giù, in
ginocchio per scoprire la chiave del mio paradiso personale e
stavolta è lui ad articolare il mio nome. Mi sento chiamare
ripetutamente, al ritmo dei suoi affondi.
Perdiamo completamente il
controllo, mi afferra per i capelli per farmi alzare e senza nessun
riguardo mi alza una coscia e si fa strada dentro me.
E sono viva.
E penso di essere in punto
di morte mentre il mio cuore comincia a cavalcare un ritmo inusuale,
l’onda dell’orgasmo sta crescendo dentro me alla velocità della
luce e spinta dopo spinta scivolo oltre la cresta ed è il paradiso.
Per qualche attimo mi
cullo nei nostri sospiri riprendendo fiato e controllo.
Stavolta nessun allarme
“coscienza in risveglio” risuona nella mente di Edward ancora
troppo preso dalla beatitudine post coito e la lucidità riprende il
sopravvento.
E la razionalità ti
prende a schiaffi.
E vorresti fuggire da te
stessa.
Non puoi raccontarti
nessuna bugia, sei l’unica a sapere tutta la verità.
Cerco di prendere le
distanze.
Follia. Vorrei poter
vivere in questo limbo all’infinito, un posto solo mio e di Edward,
fuori dallo spazio e dal tempo.
E la mia mente si sdoppia.
Due diverse entità
discutono nella mia testa.
Devo uscire, allontanarmi.
Uso il bagno come scusa
rapida per sfuggire all’imbarazzo.
Ci ricomponiamo ma è
chiaro a tutte e due che l’atmosfera ha cambiato direzione.
«Edward, io…dovrei
andare…vado!»
Non gli lascio neanche il
tempo di parlare.
Sono sopraffatta dalla
situazione.
Mi sento davvero divisa in
due, una parte di me vorrebbe restare qui e continuare ad assaporare
emozioni viscerali, mentre l’altra ha iniziato a rimproverarsi e
vuole fuggire.
Mi dirigo verso l’uscita
con un forte senso di colpa che prende sempre più piede.
Incrocio Angela nel
momento in cui le lacrime hanno deciso di fuoriuscire.
Non riesco a parlare. Con
la coda dell’occhio vedo giungere Edward perciò saluto la mia
amica e le dico che non mi sento molto bene e che preferisco tornare
a casa.
«Resta! Io vado! Ci
sentiamo domani!»
E mi dileguo.
Sulla strada di casa le
cose non fanno che peggiorare.
Sento il suo odore
ovunque.
Voglio sentirlo, non
voglio cancellare niente di questa serata.
Mi torna in mente che Jake
salutandomi mi aveva chiesto di svegliarlo appena rientrata, per
stare un po’ insieme.
Faccio schifo.
Ho la nausea.
Salgo le scale di casa
come un ninja.
Tolgo le scarpe.
Apro la serratura
lentamente per non far rumore.
Sgattaiolo nel bagno e
apro l’acqua della doccia.
Resto ferma a lungo.
Dovrei lavarmi ma una
delle mie personalità preferisce crogiolarsi nel ricordo di Edward.
Il suo odore è ovunque.
Ho ancora il suo sapore
sulle labbra.
Se chiudo gli occhi è qui
con me.
Accompagnato da un senso
di colpa schiacciante che mi spinge ad entrare nella doccia e
cancellare ogni traccia di lui.
Insapono me stessa come se
ne dipendesse la mia stessa vita.
Cerco di ripulirmi
consapevole di non poter annullare le mie azioni.
E piango. Stupida.
Mentre il suo odore
scivola via.
Dovrei andare a letto.
Le mie terminazione
nervose sono cariche, credo che se toccassi una lampadina a mani nude
potrei accenderla.
Passeggio avanti indietro
per l’appartamento cercando il modo di chiudere.
Non per Edward, del quale
realizzo di non aver nessun contatto.
Ma per me stessa.
Anche per Jake.
Sono una cattiva persona.
Ho lasciato dominare gli
istinti e ora nonostante mi senta viva per la prima volta dopo molto
tempo non riesco a godermi questa sensazione.
Sfinita sia fisicamente
che mentalmente è quasi l’alba quando mi infilo nel nostro letto.
Evito con cura ogni
contatto, restando immobile dalla mia parte del materasso.
Jake avverte la mia
presenza e si avvicina, mi stringe, mi accarezza e io fingo.
Fingo di dormire.
Fingo di non sentire.
Fingo di non capire.
Fino a quando non mi
addormento involontariamente consolata dal suo abbraccio.
Il mattino ha il sapore
della colpa.
Non riesco ad incrociare
il suo sguardo.
Cerco dentro di me parole,
frasi, cose da dire, nel vano tentativo di rendere la cosa il meno
dolorosa possibile.
Ci ritroviamo a fare
colazione insieme nonostante i miei sforzi per evitarlo.
Allora decido.
Farfuglio di vita,
libertà, occasioni future, e lui piange.
Cerco di aprirgli il mio
cuore ma mi rendo conto di sparare una serie di cazzate senza senso.
Dice di non riuscire a
seguirmi. Di non capire cosa mi passi per la testa.
Gli dico chiaro che è
finita, che me ne vado.
Lo dico con le lacrime che
scorrono.
Lo dico con il cuore in
frantumi.
Il suo sguardo è
incredulo, anche mentre prendo una borsa e comincio a buttare dentro
vestiti a caso.
Vado da Angela, sempre
pronta ad accogliermi e a consolarmi.
Sono un mostro, senza
cuore.
Non merito consolazione.
Passo un numero
imprecisato di giorni a piangere evitando di vedere Jake e ricadere
nel nostro circolo vizioso.
Stavolta è proprio
finita.
Dopo quello che ho fatto
non ha senso tornare indietro.
Devo andare avanti.
Mettere un punto, scrivere
fine.
Riesco finalmente a
confidarmi con la mia amica.
Le racconto tutto. Mi
guarda sbalordita.
Non mi credeva capace di
una cosa simile.
Non mi giudica, almeno
apertamente.
«Beh amica mia, lo sai
no? La carne è debole! Errare è umano! Smettila con queste lacrime
di coccodrillo e vai avanti. Tanto vuoi o non vuoi la vita andrà
avanti!»
Me lo dice porgendomi un
foglietto.
C’è scarabocchiato un
numero di telefono e un nome che in tutti questi giorni ha continuato
ad aleggiare nella mia mente…Edward.
E semplicemente torno a
respirare.

Speriamo in un lieto fine perché è bruttissimo quando un rapporto ti soffoca... Mi dispiace per Jacob ma a volte succede che l'amore finisca o che un profondo affetto venga co fuso con amore. Brava Bella che è stata capace di prendere la propria vita in mano e troncare un rapporto grigio... Mi piace la storia perché non ci sono cattivi ma solo buoni e salvatori! Bravissima!
RispondiEliminaNon riesco davvero a concepire un tradimento, ma effettivamente quando una storia si trascina bisogna trovare il modo di chiudere, e questo modo mi piace da matti!
RispondiEliminaGeorgia
Hai barato anche tu! Tradire con Edward è facilissimo, lo farei anch'io che scifo il tradimento! hahahahaahahah! Storia scritta con frasi brevi, in una continuità di pensieri che 'tradiscono' lo stato d'animo di Bella nel tradire e nelle sue conseguenze. E' molto efficace e funziona all'uopo.
RispondiEliminaBrava!
-Sparv-
Quoto mia moglie!!! Tradire con Edward è come vincere al superenalotto! chi direbbe di no? Tornando serie... Storia molto intensa, scritta bene, quasi poetica. Bravissima, mi hai tenuta incollata alle pagine dall'inizio alla fine.
RispondiEliminaCristina.
Triste, angosciante, soffocante! Letta in velocità.... complimenti all'autrice per avermi trasmesso queste sensazioni
RispondiEliminaBella mi ha fatto davvero tenerezza. Credo che molte donne si trovino nella sua situazione di partenza, una storia che si tira avanti x vari motivi. E credo che molte di queste donne un giorno potrebbero incontrare un Edward che le trascina nel mondo oscuro del tradimento. E viva Dio, io aggiungo. Perché se questo nom servisse a farle troncare la loro storia, almeno le farebbe sentire vive. E, cavolo, non è poca roba!
RispondiEliminaSpeciale menzione per "la razionalità ti prende a schiaffi. Non puoi raccontarti nessuna bugia, sei l'unica a sapere la verità". Mi ci sono soffermata una decina di minuti. Brava
Woww caliente. ...mi piace troppo.
RispondiEliminaHa detto bene Bella ha lasciato se con quella nn ci stai più bene non gli fai un favore a continuarci a stare insieme ma la prendi solo in giro e non gli dai la possibilità di ritrovare anche lui la felicità.
Spero che sia una storia a lieto fine è che alla fine richiami Edward.
Fatto*
EliminaE non lo vedo come un tradimento eh, la storia tra lei e Jake era già finita Edward è stato... la ciliegina sulla torta.
RispondiEliminaMa dato che sono una romanticona... la tua OS mi è piaciuta molto.
Grazie e complimenti.
JB
Bella questa storia, mi è piaciuta tanto (anche se hai barato ahahahahah). Ci sono tantissime storie che si trascinano in questo modo e l'unica via d'uscita è prendere una decisione ferma come quella che ha preso Bella. "L'aiutino" che ha ricevuto da Edward è servito per prendere in mano la sua vita e troncare una storia morta da tanto tempo. Mi è dispiaciuto per Jake ma non c'era altra soluzione. Angela è stata un po' bastardina ad aspettare tanto a darle il numero di Edward ma penso che sia servito.
RispondiEliminaComplimenti e grazie