NESSUN PERDONO







NESSUN PERDONO






Seattle, 31 luglio 2016

Edward guardava il monitor di fronte alla dottoressa Stanley cercando di nascondere la propria irritazione. Aveva dovuto interrompere la sua giornata di lavoro per quell’appuntamento. Due cazzo di ore sprecate tra andare e tornare per vedere delle immagini frammentate, scure, angoscianti. Il cuore gli batteva veloce nel petto malgrado l’aria dello studio fosse fresca, e rivoli di sudore scendevano lungo la sua spina dorsale.
Gli ultimi cinque mesi erano stati un incubo, li aveva passati a mentire, a fingere un entusiasmo che non sentiva. Guardava quelle immagini e non provava nulla, solo fastidio. Non era pronto a diventare padre, aveva cercato di dirlo mille volte a sua moglie, ma lei aveva insistito e lui, da coglione qual era sempre stato, aveva ceduto.
Nemmeno il tempo di abituarsi all’idea e Isabella era rimasta incinta. I loro amici ci avevano impiegato mesi - alcuni addirittura anni - per riuscirci, mentre a lui era bastata un’unica scopata, e pure nervosa probabilmente.

«Volete sapere il sesso?», aveva chiesto la Stanley, e Isabella gli aveva stretto la mano.
«Abbiamo deciso di sì».
Abbiamo deciso? Quando avevano deciso? Non lo ricordava, sicuramente ne avevano discusso, visto che lei ormai non parlava d’altro. Preparare la stanza del bambino, trovare il nome al bambino, comprare la carrozzina al bambino, cambiare la macchina per trasportare meglio il bambino. Tutto ormai girava intorno a quella macchia traslucida, ora impressa sul monitor, per lei.
Nemmeno più era possibile fare l’amore con tranquillità a causa delle nausee, dei mal di testa e della sua stanchezza. Scopare come Dio comandava, poi, era fuori discussione.
Edward era frustrato e arrabbiato. Erano ancora giovani, avrebbero potuto godersi la vita, viaggiare, continuare a uscire la sera, ma lei aveva sentito ticchettare quel maledetto orologio biologico e aveva rovinato tutto.
La verità era che gli mancava il fiato anche al solo pensiero di diventare padre, al pensiero che quel figlio avrebbe rappresentato uno degli ennesimi contratti con la dicitura “per sempre” affissi in calce della sua vita. Un contratto che non era affatto pronto a firmare.

«È un maschietto», disse la dottoressa.
Il telefono che aveva in tasca lo allertò che era arrivato un messaggio. Lo tirò fuori per vedere chi fosse: il nome che comparve sul monitor gli fece nascere un sorriso sul volto e un’improvvisa erezione tra le gambe.
Quella storia andava avanti più o meno da quando Isabella era rimasta incinta. Avrebbe dovuto vergognarsi e invece non provava il minimo rimorso.
Con un movimento rapido del pollice sbloccò lo schermo.

«Amore... un maschio... sei felice?», sua moglie lo guardava con una luce di gioia assoluta negli occhi e lui si sforzò di ricambiare.
«Molto», rispose, anche se non aveva nemmeno ascoltato cosa le due donne avessero appena detto.
La dottoressa passò a Isabella la carta assorbente per ripulire il ventre tondo dal gel e tornò alla sua scrivania.
«Sta andando tutto bene. Tutto perfetto. Ci vediamo tra un paio di mesi per un ulteriore controllo e poi alla trentaduesima settimana per l’ultima ecografia».
Proprio tutto perfetto, pensò lui con sarcasmo.
In inverno sarebbe diventato padre e non provava nessuna emozione, solo l’urgenza di uscire immediatamente da quella stanza maledetta e scappare il più lontano possibile. «Vado a pagare e poi a fare una telefonata di lavoro, ti aspetto fuori, va bene?».
Isabella fece un cenno di assenso con il capo e lui la lasciò da sola a concludere la visita.

Non appena fu fuori dalla stanza sbloccò il messaggio.
Era un video. Lei sdraiata su un divano. Completamente nuda ad eccezione di un paio di calze autoreggenti nere. I seni piccoli e sodi, il ventre piatto, le lunghe gambe divaricate, una mano che accarezzava lenta il clitoride. Un piccolo diamante brillava all’altezza dell’ombelico. Il viso distorto in una smorfia di piacere, le labbra rosse come il sangue imprigionate dalla morsa di denti bianchissimi, gli occhi azzurri e grandi, resi ancora più belli e sensuali da un trucco pesante. 
Guardò la durata del filmato. Sette minuti e quindici secondi. Lo bloccò.
«Cristo santo...».
Cercò un bagno, frenetico. Il cazzo gli pulsava dolorosamente nei pantaloni. Quando lo trovò ci si buttò dentro, chiuse la porta a chiave, appoggiò il cellulare sulla vasca dello scarico della toilette, fece scendere i pantaloni di quel tanto da riuscire a prendersi l’asta tesa in mano e iniziare a masturbarsi.
Riavviò il video. Lei continuava ad accarezzarsi, ad ansimare il suo nome. Lui a pompare lento con la mano destra, la sinistra appoggiata al muro di piastrelle bianche.
La donna si voltò, mettendosi a quattro zampe, mostrandogli il culo perfetto e lubrificato, inarcandosi per mostrargli il sesso bagnato, accarezzandosi ancora per spargere la propria eccitazione dalle labbra bagnate al piccolo perineo roseo da ragazzina. Poi con una mano si allungò verso il comodino al suo fianco, afferrò un piccolo vibratore nero e lo infilò lentamente tra le natiche, centimetro per centimetro, gemendo il suo nome, implorandolo di raggiungerla, di fargli quello che lei stava facendo a se stessa con il suo cazzo grande e duro.
Un brivido caldo lo attraversò dalla cervicale al ventre, i testicoli si fecero duri come noci. Venne con una violenza che lo lasciò senza fiato, emettendo grida soffocate di piacere. Le gambe tremanti e la testa vuota. Insozzò il muro che aveva di fronte, l’asse della toilette, le proprie mani. Rimase immobile per qualche istante. Chiuse gli occhi e ripensò a ciò che aveva visto solo dieci minuti prima. Sua moglie sdraiata sul lettino di un medico, i seni sempre più gonfi, le gambe affaticate dal peso e dal caldo, il ventre teso, simile a un pallone da basket, il vestito pre maman che glielo faceva ammosciare solo a guardarlo.

Si sentì male. Non la voleva. Non la voleva più. Non così. Aveva paura di come sarebbe cambiata la sua vita, di come un bambino li avrebbe trasformati. Era già successo, in verità. Ora lei non pensava ad altro che a contare le settimane, a preparare il loro nido, a sognare le cose che avrebbero fatto in tre, a sognare la piccola culla che avrebbe sistemato accanto al loro letto matrimoniale. Mentre lui non faceva altro che scopare ogni dannato giorno la sua giovane assistente.

Rispose al messaggio.
- Dove sei?-
- A casa mia -
- Dieci minuti e sono lì -

Non si premurò nemmeno di tornare dalla moglie, le inviò soltanto un messaggio brusco inventando una scusa di lavoro, dicendole di prendersi un taxi.
Se proprio la sua vita doveva cambiare, avrebbe fatto in modo che cambiasse in meglio.

***

Ce l’aveva fatta. Ci era finalmente riuscita. Dopo mesi di tentativi, dopo essersi esposta così esplicitamente da sembrare una puttana qualunque, e non una donna con una laurea in economia presa a Yale, era diventata l’amante di Edward Cullen.
E ora, di fronte a sé, aveva il cazzo più grande e perfetto che avesse mai visto, circondato da riccioli castani e morbidi, completamente eretto, già bagnato da delizioso liquido sull’apertura. Gli si avvicinò muovendosi a quattro zampe, come una gatta, e avvolse la punta rosea tra le labbra, godendo del sapore salino della sue eccitazione. Sentì il respiro di lui farsi più intenso e profondo, le sue mani infilarsi tra i capelli, sciolti e rossi come il fuoco, per tirarle indietro la testa e godere meglio della vista di ciò che lei gli stava facendo.
«Cazzo sì...».
Con un movimento più brusco delle pelvi le si infilò fino a metà in bocca, lei rilassò la gola, permettendogli di entrare, poco per volta, fino in fondo.
«Sì... così... brava... cazzo sei la migliore...».

Isabella non era mai stata in grado di accogliere in quel modo tutta la sua lunghezza, ma la sua giovane amante possedeva un talento da cui era ormai dipendente da quando l’aveva messa in ginocchio la prima volta. Sapeva fare pompini come lui ne aveva visti soltanto nei migliori film porno, leccava e succhiava come una professionista ed era in grado di farsi fottere in quel modo come nessun’altra. Le pareti strette della sua gola, che lo accoglievano per poi lasciarlo andare, erano in grado di donargli ogni volta un piacere sensazionale. Chiuse gli occhi e si lasciò andare senza attenzioni, senza cautele, fottendola fino a venirle direttamente in gola. Lei inghiottì ogni singola goccia del suo sperma e godette di ogni istante di quel momento tra loro, come sempre.
Mezz’ora dopo era a carponi, pronta a soddisfare la fantasia che aveva scatenato solo due ore prima con quel video scandaloso.
Lui si ergeva, alto e potente, alle sue spalle. Lo vedeva nello specchio di fronte al quale stavano. La mascella serrata mentre il suo cazzo si faceva strada lentamente, spingendo tra i muscoli contratti del suo piccolo ano. Con le grandi mani le accarezzava la schiena, la spina dorsale, vertebra dopo vertebra.
Lo sentì entrare fino in fondo, i testicoli tesi pressati contro le natiche, la mani forti aggrappate ai fianchi, la circonferenza fenomenale di quell’asta solida che la dilatava in modo deliziosamente doloroso. Lo sentì rimanere immobile dietro di sé per qualche istante, in attesa che lei si adattasse all’impressionante intrusione, poi iniziò a pompare nel canale caldo e stretto che lo avvolgeva ad un ritmo lento e costante.
La corrente di piacere che provò nel penetrarla in quel modo lo obbligò a rovesciare la testa all’indietro e lei poté ammirare la barba chiara e corta che ricopriva mandibola e collo. Il torace ampio, le spalle incredibilmente larghe, i muscoli delle braccia perfettamente disegnati. Era il maschio più perfetto su cui avesse mai posato gli occhi, ed era suo.
La peluria del suo petto era lucida per il sudore che cominciava a coprire i loro corpi. Le sue mani forti, strette sui fianchi snelli per muovere quel culo meraviglioso avanti e indietro, facendolo scivolare lungo il suo cazzo di marmo come un pistone lubrificato nel suo condotto caldo.
Tirò su la testa e la fissò negli occhi nel riflesso dello specchio. «Toccati», ordinò, «voglio sentirti venire».
Lei obbedì, sfiorando a ogni passaggio la base della sua asta con le unghie lunghe.
«Sì, cazzo... cazzo... cazzo... sì...».
Lo sentì emettere un suono gutturale, ferino, roco. Lo sentì aumentare il ritmo e la forza delle spinte, che si fecero così potenti da farle perdere l’equilibrio sulle braccia e la obbligarono a scivolare in avanti.
Sentì la sua mano afferrarle una spalla, l’altra sempre sul fianco.
Gemiti strozzati e frustate feroci tra le sue natiche. Continuò a masturbarsi, sconvolta dalle sensazioni che quel rapporto le stava donando, fino a venire scossa da lunghe e violente contrazioni.
«Cristo... sì...». Con gli ultimi grugniti lo sentì schiantarsi senza più freni dentro di lei e poi riempirla di sperma, senza alcuna barriera tra loro.
Edward crollò sul corpo atletico e snello della sua amante, sfinito e appagato come poche altre volte nella vita. Tutta la tensione accumulata nelle ultime ore, svanita.

Rimasero chiusi in camera da letto per tutto il pomeriggio a scopare in ogni modo possibile. La compatibilità tra i loro corpi eccezionale al punto da dimenticarsi ogni altra cosa. Anche del fatto che lui avesse una moglie a casa che lo stava aspettando.
Fu necessario un messaggio preoccupato di Isabella a riportarlo alla realtà.

- Dove sei? Ti ho chiamato tre volte oggi -
Aveva lasciato il cellulare in modalità silenziosa appositamente, per non sentirla, per non pensare a niente che non fosse perdersi nella carne di un’altra donna.
«Cosa c’è?», gli chiese Irina.
«Mia moglie. Eravamo in ospedale stamattina, per un’ecografia».
«Me l’avevi detto. Maschio o femmina?».
Lui fissò il soffitto. Non lo ricordava. Non aveva nemmeno ascoltato la dottoressa.
«Non lo so. Il tuo messaggio è arrivato quando la Stanley ci ha rivelato il sesso. Devo essermi distratto con l’anteprima. Credo sia femmina...».
Lei rise di cuore, facendo sobbalzare lievemente i piccoli seni arrossati da quella maratona di sesso.
«Non posso credere che presto diventerai padre...».
«Non me lo dire...»
«Non ti fa felice?».
Lui si voltò verso di lei, ne osservò il corpo perfetto segnato dai suoi graffi, dai suoi morsi, sporco del suo seme. Quello lo faceva felice.

Arrivò a casa che era ormai buio. Gli facevano male le gambe, le braccia, la testa era vuota. Aveva in mano un piccolo regalo per la moglie, un patetico tentativo di fingere ancora una volta un interesse che non sentiva.
La trovò in soggiorno.
Sola, addormentata. La svegliò con una carezza sul viso. Le sorrise e le porse il pacchetto. Una gentilezza studiata, falsa e dettata dal lieve senso di colpa che ogni tanto sentiva.
«Scusa per oggi, piccola».
Lei lo squadrò da capo a piedi.
La camicia stropicciata, i capelli unti e sconvolti, un profumo dolciastro addosso, un graffio sul collo. Le venne da vomitare.
Prese in mano il regalo, lo scartò, tirò fuori un orsetto tutto rosa con un cuoricino sulla pancia.
“It’s a girl”, vi era scritto in mezzo.
Chiuse gli occhi per non vedere quel maledetto regalo e quell’uomo che una volta aveva amato con tutta se stessa e che non riconosceva più. Si alzò e lo ringraziò, poi disse che era stanca e andò a letto.

Attese che Edward la raggiungesse e che si addormentasse. Quando fu certa che fosse immerso in un sonno profondo, si alzò con cautela, prese il cellulare che lui teneva sul comodino e si recò in bagno.
Si chiuse dentro e digitò il codice di sicurezza. Trovò immediatamente il contatto che teneva sotto controllo da un paio di settimane, da quando aveva cominciato a sospettare che qualcosa tra loro non andasse affatto, che lui le nascondesse un terribile segreto.
Vi trovò un messaggio arrivato da poco.
Lo lesse:
- Non riesco a dormire. Ogni volta che chiudo gli occhi ti vedo sopra di me, ti sento dentro di me, così grosso e duro. Sento le tue mani addosso, la tua lingua sui miei seni, sento la tua voce che ansima il mio nome mentre mi vieni dentro. Solo al pensiero di cosa mi hai fatto oggi rischio di venire senza nemmeno toccarmi... Ho una sorpresa per te... se la vuoi... Oggi ho di nuovo usato la telecamera che ho in stanza. Vuoi vedere una cosa molto bella, piccolo?-
Isabella rilesse il messaggio tre volte con gli occhi offuscati dal pianto. Poi con mani tremanti rispose.
- Sì -
- È solo un assaggio. Ti invio il file completo via mail domani, se ti piace -
- Mi piacerà di sicuro. Manda. Sono impaziente - Il battito cardiaco fuori controllo, la respirazione bloccata.
- Tua moglie dorme? -
Isabella trattenne un grido di rabbia. - Come un sasso. Non ti preoccupare. -

Un minuto dopo un breve file video comparve sul cellulare del marito.
La sua schiena muscolosa in primo piano, le sue natiche contratte in spinte lente e profonde, la sua voce roca. Una donna a quattro zampe sotto di lui. La loro immagine riflessa in uno specchio. Le sue parole sporche.
Fissò le immagini di Edward che stava fottendo come un’animale un’altra donna solo poche ore prima, subito dopo avere lasciato lei da sola in ospedale, senza una parola. Lo vide venire dentro a quella sconosciuta e poi crollarle esausto addosso, dicendole che scoparla era sempre la cosa più bella del mondo.
Rimase immobile, seduta sulla toilette. La testa vuota. Il cuore a pezzi.
- Ti è piaciuto?- Un altro messaggio la scosse dalla specie di orrida trance nella quale era caduta.
- Da... morire - Rispose.
- Ora vado a dormire, cucciolo. Domani sarà un giornata dura. Faticherò a sedermi, per colpa tua. Ti toccherà accontentarti della mia bocca -
Isabella non scrisse più nulla.

Si alzò. Tornò in camera da letto. In silenzio si vestì, preparò una valigia, indossò il suo nuovo cappotto largo e, infine, ripose il cellulare, ancora aperto sulle immagini che aveva appena visto, sul materasso accanto a lui, nel posto che lei aveva occupato con amore negli ultimi tre anni. Accanto ad esso le immagini dell’ecografia di quel pomeriggio. Come ultimi gesti fece a pezzi il pupazzo rosa e scrisse un biglietto.

- Era un maschietto, stronzo. Non cercarmi mai più. -

E se ne andò.
















Commenti

  1. Lo avrei ucciso nel sonno!!! Bastardo!
    Non ho la lucidità per scrivere altro, sarebbero solo insulti!
    Georgia

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  2. Ok, questa storia mi ha fatto male dall'inizio alla fine, lo ammetto. Edward è uno stronzo di prima categoria (mi limito nell'esprimere i miei pensieri per ovvi motivi 😊) e probabilmente lo avrei soffocato nel sonno o cmq gli avrei fatto molto, molto, molto male.
    Cmq complimenti all'autrice, la storia è scritta bene ed è molto realistica, cruda e intensa.
    Grazie per aver condiviso questa storia con noi

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  3. Solo ucciderlo nel sonno? Nooo! Merita di peggio... Mooolto peggio! Deve sentire ogni singolo dolore! Ma come può essere cosi freddo neo confronti del proprio figlio e della moglie che ha mutato le forme per portare la creatura? Gli auguro di diventare impotente! Invece complimenti a Bella! Bravissima! E complimenti alla scrittrice!

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  4. Altro mega bastardo Edward! Cavolo ma come si fa ad essere così? Dio che nervoso! E ci giurerei sul fatto che uomini così esistono e non sono nemmeno così pochi purtroppo.
    Complimenti all' autrice!

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  5. Ahahahahahahahahahahah! Qui l'odio assoluto. Un bastardo senza redenzione. In questo contest gli Edward odiosi si stanno sprecando e non so perché... ma mi sto divertendo un mondo!
    Complimenti all'autrice.
    Cristina.

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  6. Uno stronzo così è da Oscar. Però mi dà un'impressione tanto, tanto realistica... che tristezza, eh? ahahahahahah! E che davvero mi sembra estremamente riconducibile a situazioni reali! Questi tre caratteri, nonostante la brevità della storia e il poco spazio per l'approfondimento, sono notevolmente ben evidenziati e la tua bravura è stata quella di far capire con poco un'intera situazione. In genere patisco molto il tradimento, ma devo dire che, con mia grande sorpresa, mi ha eccitata. Sei davvero brava.

    -Sparv-

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  7. Che realismo! Che tristezza.... Caspita, brava all'autrice perchè ho voglia di spaccare la faccia a Edward...

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  8. Che schifo di uomo i figli si fanno in 2....lui. in era realmente innamorato della moglie se no l'amore non passa solo perché tua moglie aspetta un figlio.
    Ha fatto bene a lasciarlo ma io mi sarei mandata tutte le prove da tradimento poi sarei andata da un avvocato e avrei lasciato senza niente neache le mutande poi vediamo se la sciappetta ci andava lo stesso con lui.
    Tradire una donna solo perché
    è incinta ed odiare il proprio figlio non ho parole.

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    1. Come bravissima la scrittrice è scritto proprio bene e mi piace perché riesci a sentirne le emozioni.

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  9. Questa è la prima storia del contest che leggo e diciamo che è stata proprio un tuffo nelle acque più profonde del tradimento. Premettendo che ho delle tare personali, ovvero non riesco ad associare la crudeltà al personaggio di "Edward" nelle fanfiction in generale, ho dovuto far finta che il tuo "Edward" si chiamasse in un altro modo, tipo "Bart", "Antonio" o "Fred", perché cavoli se è stronzo il tuo personaggio!!!
    A parte questo, la scena hot è veramente mozzafiato, nel leggerla si sta in equilibrio tra il disgusto e l'eccitazione, senza mai essere sopraffatti dall'uno o dall'altra.
    Sei stata fenomenale,
    Aleuname.

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  10. E questo è un vero e proprio tradimento... wow un tradimento con i fiocchi.
    Oddio mi sono sentita morire quando gli ha portato l'orsetto rosa e immaginavo facesse una cazzata.
    Come mi sono sentita morire mentre Bella rispondeva ad Irina.
    Oh e lei, Bella, mi è piaciuta proprio... come tutta la storia.
    Complimenti e grazie

    JB

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  11. Questa è la regina del tradimento. Vero, pulito e senza fronzoli. Lui è un bastardo egoista e nella storia è resto benissimo. La scena erotica è incredibile, sono passata dall'odio per quello che stava facendo a Bella all'eccitazione.
    La fine... perfetta! Amore infinito per Bella.
    Complimenti e grazie

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  12. Questo Edward quì è proprio uno stronzo e Bella ha fatto bene a piantarlo e non dico altro!!

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