VITE PARALLELE




Vite Parallele

Nel momento in cui riuscì a respirare di nuovo, quando le lacrime e i singhiozzi l'abbandonarono, aveva perso la cognizione del tempo.
Che ora era? Che giorno era?
Per quanto era stata sul letto, raggomitolata su se stessa, nella speranza di riuscire a sentire un minimo di sollievo, un po' di calore che mitigasse quel gelo interiore.
Cercava un conforto, quel conforto che non aveva accettato da nessuno presente in quella casa, troppo disgustata, troppo destabilizzata da quello che aveva scoperto.
Non sentiva alcun rumore, forse era notte fonda?
Si fece forza e nonostante gli occhi gonfi volse lo sguardo verso la finestra, albeggiava, aveva passato l'intera notte in compagnia della sua disperazione... del suo dolore.
Il silenzio venne spezzato, per l'ennesima volta, dalla vibrazione del cellulare.
Pensava di aver esaurito tutte le sue lacrime ma appena vide la foto che appariva sul display, queste iniziarono di nuovo a scendere copiose sulle gote.
Anche con la vista offuscata riusciva a vedere benissimo come erano felici in quell'immagine, ma ora quei volti sorridenti le sembravano lontani, ricordi di giorni andati che non sarebbero più tornati.
Come sarebbe riuscita ad andare avanti? Come avrebbe superato questa... questa... non riusciva neanche a definire l'orrore che le era piombato addosso.
Oltre all'orrore c'era anche la tragedia, cosa ne sarebbe stata della nuova vita che portava in grembo? Cosa avrebbe dovuto fare?
La sua vita era rovinata... e a rovinargliela era stato l'uomo nel quale aveva riposto tutta la sua fiducia, l'uomo che non avrebbe mai dovuto tradirla.

§§§§§

Aveva provato a chiamarla tutta la notte ma non aveva ricevuto nessuna risposta.
Il cellulare squillava ma lei non rispondeva.
Che avesse fatto una pazzia?
No, non lo avrebbero permesso.
Lo sguardo si era posato più volte sul letto disfatto della sua camera d'albergo.
Avevano passato tutto il pomeriggio a fare l'amore e, non solo su quel letto.
Si erano divertiti, si erano amati, con spensieratezza, con gioia, con amore.
Doveva essere il loro giorno, doveva essere una serata felice, il coronamento dell'altra bella notizia che avevano ricevuto e invece era stato un completo disastro.
Disastro... Definire ciò che era successo un disastro, era un eufemismo.
Avrebbe voluto stare accanto a lei ma gli avevano detto di andare via.
Avrebbe voluto stringerla tra le sue braccia ma sapeva che non l'avrebbe potuta più toccare.
Le loro vite erano completamente distrutte e non solo le loro.
Cosa ne sarebbe stata della nuova vita che aspettavano? Proprio quella mattina avevano ricevuto la lieta notizia e ne erano rimasti così entusiasti.
Ora quella buona novella si era trasformata in un incubo, il peggior incubo della sua vita, delle loro vite.
Avrebbe mai avuto un futuro questa giovane vita? E se lo avesse avuto come sarebbe stato?
I suoi pensieri erano gli stessi pensieri della sua amata?
Quanto avrebbe voluto essere con lei, parlare con lei invece di arrovellarsi il cervello.
Ci aveva pensato tutta la notte ma non vedeva nessuna soluzione, più rifletteva e più si rendeva conto che non l'avrebbe più rivista.
Di questo era certo, come il sole che sorgeva.
Come era certo che, a breve, avrebbe dovuto infliggere lo stesso dolore che provava all'altra donna della sua vita.

§§§§§

Era ancora stordita, non riusciva a capacitarsi di ciò che era accaduto.
Non si era accorta di niente.
Non aveva mai sospettato nulla, del resto come avrebbe potuto?
Erano la famiglia felice, tutti l'invidiavano nonostante lui una settimana si e una no, doveva andare dall'altra parte del paese per lavoro.
Certo era pesante averlo fuori per due settimane al mese, ma negli anni era diventata la normalità.
E quando era presente, era come se non partisse mai e quando partiva telefonava tutte le sere, era come averlo accanto sempre.
Si dava completamente, a lei, ai suoi figli... non gli faceva mancare nulla, non si risparmiava... ma evidentemente, loro non erano abbastanza per lui.
Non riusciva a comprenderlo, ci aveva ragionato tutta la notte ma non riusciva proprio a capire il suo comportamento.
Cercava di rievocare alla mente qualche segnale che le era sfuggito, niente... non trovava nessun indizio che poteva avvisarla, metterla in guardia.
Era stata lei a non voler capire nulla o era stato bravo suo marito?
Perché l'uomo che amava, l'uomo a cui aveva donato tutta se stessa, aveva deciso di rovinarle la vita?
Ma la vera catastrofe era che non solo la sua vita era devastata, c'erano in gioco altre vite soprattutto quella di un innocente.

§§§§§

Era un uomo distrutto quello seduto sulla panca della cella, i gomiti sulle ginocchia e le mani che stancamente reggevano la testa.
Era un uomo distrutto quello che portava le dite lunghe e affusolate tra i morbidi capelli, ripassandoci più e più volte in cerca di una soluzione.
Ma la soluzione non c'era, forse gli rimaneva la speranza di una assoluzione.
Era rimasto ben poco dell'uomo di successo e di potere quale era, ma la sua bellezza era immutata. Anzi nel pieno della sofferenza sembrava ancora più bello.
La sua aurea era luminosa e chiara, sembrava seguito perennemente da un faro.
Chiunque, indistintamente, notava la sua presenza imponente quando entrava in una stanza.
Con la sua altezza dominava su tutti, gli altri sparivano accanto a lui.
Gli uomini non potevano fare a meno di ammirarlo e di invidiarlo.
Le donne non potevano fare a meno di desiderarlo. Bastava il suo naturale profumo a stordirle ma c'erano anche i suoi occhi chiari con quelle ciglia lunghe, le labbra ben disegnate quanto la mascella, le gambe lunghe e muscolose, le spalle larghe e le braccia forti che promettevano un posto sicuro in cui rifugiarsi.
Ma ora quelle spalle forti e larghe erano chine, non riuscivano a sostenere il peso del suo crimine.
L'odore stantio di quel luogo gli riempiva le narici, finendo dritto al cervello e facendogli rivoltare lo stomaco.
Dava la colpa a quell'olezzo di chiuso e di muffa ma sapeva benissimo che la nausea che provava era per ciò che aveva fatto.
Come aveva potuto?
Quante vite aveva rovinato?
Quante persone aveva fatto e continuava a far soffrire?
Troppe.
Ed erano le vite e il dolore degli esseri che più amava al mondo.
Aveva immaginato di tutto quando prese la sua decisione.
Aveva figurato mille scenari nella sua mente ma mai, mai una volta, aveva ipotizzato ciò che era accaduto quella sera...

***

Edward, sei pronto? Tra poco saranno qui.”, sento l'ansia nella voce di mia moglie.
Prontissimo, invece tu ti vuoi calmare tesoro?”, l'abbraccio cercando di farla rilassare un poco.
Hai ragione ma non ne posso fare a meno. Ci pensi? Nostra figlia ci fa conoscere il suo ragazzo.”, mi guarda con quegli occhi luminosi che mi hanno incantato dalla prima volta che li ho visti.
Nonostante l'amore che provo per lei non riesco a non risponderle un po' seccato.
Già...”.
Non fare il geloso, prima o poi doveva accadere.”.
Meglio poi che prima.”.
Ha diciotto anni.”.
Appunto.”.
Smettila e cerca di comportarti bene con tuo... genero.”, mi dice ridendo e io la guardo male, molto male ma mi ignora. “Non fargli il terzo grado e non maltrattarlo troppo.”.
Io maltrattarlo?”, rispondo scherzando e lasciandole piccoli baci sul collo.
Sì... tu, proprio tu. Come se non ti conoscessi. Guai a chi tocca la tua piccola.”.
Questo non è corretto.”.
No?”.
No, la frase giusta sarebbe: guai a chi tocca le mie piccole grandi donne.”, continuo a baciarla mentre le mie carezze cercano di farsi più profonde.
Adulatore... mhmm Edward...”.
Dimmi... Bella...”, penso che si stia lasciando andare come sempre e invece mi arriva la doccia fredda.
Smettila.”, mi dice perentoria staccandosi da me, “E sbrigati, ti aspetto giù.”.
Okay, mi metto l'aureola e arrivo.”, le rispondo ridendo mentre lei mi lancia un occhiataccia ma mentre chiude la porta la vedo sorridere e scuotere la testa.
Amo questa donna, l'ho amata dal nostro primo incontro e da allora sono passati venti anni.
Ogni giorno ringrazio di essere venuto a New York per il colloquio alla Juilliard, per il ruolo di professore di musica.
La mia vita a Seattle all'epoca mi andava stretta, con Tanya non andava affatto bene e il mio lavoro di avvocato mi soffocava.
Avevo sempre desiderato insegnare anche se non avevo mai esercitato, pochi infatti sapevano della mia seconda laurea. Nonostante tutto, dopo il colloquio, la Juilliard era pronta ad accogliermi tra i suoi docenti. Non mi sembrava vero, quante volte poteva accadere una cosa del genere? Una su un milione? Non lo so e malgrado il miracolo, ero pronto a rinunciare per tornare alla mia vita a Seattle ma poi la vidi... e me ne innamorai, irrimediabilmente.
Non potevo non conoscerla, non potevo non accettare il lavoro, non potevo perdere l'occasione di entrare nella sua vita, ma come avrei fatto con lo studio legale? Con Tanya? Con la mia famiglia?
Decisi di accettare, stranamente e naturalmente ogni cosa andò al suo posto, tutto trovò un suo ordine, un suo equilibrio.
Riuscii a mantenere il lavoro allo studio legale visto che alla Juilliard avevo un part time, così divenni un pendolare, una settimana a Seattle e una settimana a New York.
Io e Bella abbiamo iniziato a frequentarci, poi siamo andati a vivere insieme, ci siamo sposati e abbiamo costruito la nostra famiglia: Aaliyah, la nostra primogenita, seguita da Chester il nostro piccolo ometto.
Quando nacque decidemmo di spostarci fuori città per permettere ai nostri figli una vita sana e tranquilla.
A Seattle invece...

Dlin dlon

il suono del campanello mi distoglie dai miei pensieri.
Sento la voce di Bella che accoglie il fidanzato della mia piccola donna, devo andare è ora di incontrare chi ha rubato il cuore di Aaliyah, non so neanche come si chiama, quando a casa se ne parla si riferiscono a lui come J.
Scendo le scale sovrappensiero ma una voce mi ghiaccia sul posto.

Papà? Ma... che ci fai qui... non capisco... che... che succede?”, quelle parole non le stava pronunciando Aaliyah ma Jayden, mio figlio, il figlio di Tanya e mio.
Papà... una semplice parola che racchiude tutto un mondo e che in quel momento stava facendo crollare il mio...

***

È passato un mese da quella sera, un mese da quando le mie due vite si sono incontrate e si sono distrutte.
Dopo le parole di Jayden, non potevo più mantenere il segreto, la mia doppia vita si era manifestata, era lì davanti a me.
Edward Cullen si era scontrato con Anthony Masen e nulla di buono sarebbe nato da questa collisione.
A Seattle ero Edward Anthony Masen, figlio di Elizabeth e Edward Masen, a diciotto anni perdo entrambi i genitori a causa di un incidente stradale, vengo accolto e in seguito adottato ufficialmente dai miei zii Esme e Carlisle Cullen.
Inizio gli studi di legge per diventare avvocato in memoria di mio padre, mentre studio svolgo già praticantato nello studio Masen & Denali.
È qui che conosco Tanya Denali, figlia del socio di mio padre, una donna tanto bella quanto austera e glaciale, mia futura moglie, futura madre del mio primogenito Jayden.
Con la morte dei miei, la mia vita aveva preso un impennata, non mi ero fermato un attimo tra studio, lavoro e famiglia con tutti i problemi connessi.
Volevo cambiare, avevo bisogno di qualche novità, di nuovi stimoli stanco della solita routine quotidiana. Anche per questo avevo continuato lo studio della musica, la vena artistica l'avevo presa tutta da mia madre, per evadere e avere un mio spazio.
Quando finii gli studi musicali, la Juilliard mi contattò per sapere se ero interessato a lavorare con loro, lo facevano con gli studenti più meritevoli, all'epoca rifiutai ma quando mi richiamarono decisi di incontrarli.
Con una scusa andai a New York per il colloquio, mi sarei accontentato di quello, una piccola parentesi nella mia monotonia.
Poi conobbi lei, Isabella Swan, la mia Bella e tornai a vivere, a respirare, era l'ossigeno che avevo finito... di una bellezza unica, diversa da quella di Tanya, mi entrò dentro con il suo calore e la sua solarità.
Decisi di accettare il lavoro con il nome adottivo di Edward Cullen.
Non so per quale legge cosmica ma più la mia vita a New York decollava, più la mia vita a Seattle migliorava.
Quindi non solo non divorziai da Tanya ma sposai anche Bella e iniziai la mia doppia vita.
Tutto andava bene, tutto era stato perfetto fino a quella sera.
Il dolore e la rabbia che causai con la mia rivelazione, si riversò su di me ma non era niente in confronto alla scoperta della gravidanza di Aaliyah.
Mia figlia, aspettava un figlio, da mio figlio.
Questa era la vera tragedia, più che una tragedia. Era un incubo, un orrore, una catastrofe, una devastazione...
Dopo essersi scagliata contro di me quella che una volta era la mia piccola donna, si rinchiuse in camera e da allora non l'ho più vista.
Non dimenticherò mai la sua disperazione e lo sguardo pieno di odio che mi rivolse mentre saliva le scale.
Nonostante la situazione, Bella si assicurò dello stato d'animo di Jayden prima di convincerlo a tornare in albergo, con la promessa che si sarebbero sentiti il giorno dopo.
Mio figlio non mi disse una parola, non mi toccò neanche con un dito... prima di uscire di casa manifestò tutto il suo disprezzo nei miei confronti sputandomi in faccia.
Non scorderò mai le sue spalle curve mentre si avvia alla macchina per andare al suo albergo, dove l'indomani lo avrebbe raggiunto Tanya.
Bella non fece scenate, non mi rivolse la parola.
Con una calma e una freddezza che non le appartenevano, fece partire una chiamata e le parole che pronunciò quando ricevette risposta, erano chiare e non lasciavano spazi a dubbi:
Papà... c'è un estraneo in casa mia, vieni ad arrestarlo. No, Edward non c'è. Edward Cullen non è mai esistito.”.
Per ironia della sorte non solo avevo un suocero avvocato ma l'altro era a capo della polizia, unendo le forze e grazie alle loro conoscenze il processo è iniziato subito.
Ora sono qui, in questa cella di tribunale maleodorante, in attesa di giudizio.
A tutte le udienze ho visto le mie famiglie, li guardavo ma nessuno di loro ha mai posato gli occhi su di me, mai una volta, neanche se erano chiamati a testimoniare, neanche se li avevo di fronte.
Ho visto i loro occhi spenti, senza vita, senza speranza... traspariva solo un infinito dolore.
Un dolore che non sarebbe mai scomparso, un dolore che li avrebbe sempre accompagnati fino all'ultimo giorno delle loro vite.
Un dolore che avevo causato io e qualsiasi condanna mi avrebbero inflitto non sarebbe stata mai abbastanza... per loro e neanche per me.

§§§§§

Era un uomo distrutto quello seduto sulla panca della cella, i gomiti sulle ginocchia e le mani che stancamente reggevano la testa.
Era un uomo distrutto quello che portava le dite lunghe e affusolate tra i morbidi capelli, ripassandoci più e più volte in cerca di una soluzione.
Ma l'unica soluzione possibile sarebbe stata quella di non essere mai nato.


FINE





Commenti

  1. Non so se odiarlo o meno.. Capisco le tragiche conseguenze della sua doppia vita ma nello stesso tempo mi è sembrato di leggere l'amore che prova per entrambe le famiglie.. Amava entrambi e credo che il suo amore fosse cosi forte per entrambi da non poter scegliere... Non lo giustifico ma lo comprendo.
    Mi dispiace per i figli.. Vittime della sua indecisione... Ma mi dispiace anche per lui: dall'avere tantissimo amore a perderlo completamente... Povero!

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  2. Multitradimento=dolore livello 1000000
    Quanta sofferenza, di tutti ma anche di Edward, se almeno fosse stato bastardo si sarebbe potuto gioire della sua...invece niente, fa pena pure lui! Mi piacerebbe ci fosse un seguito!
    Complimenti
    Georgia

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  3. Oh... ma è dolorosissima questa storia! All'inizio non ci ho capito una mazza, ma poi tutto ha ripreso il suo posto - anche se con un po' di fatica. Alla fine... non riesco a odiare questo Edward. Certo, poteva darsi una decisa, eh? Però era un uomo felice e faceva felici le persone che aveva accanto, ma mi ha fatto tenerezza! Soffro per lui! Mi è piaciuto tantissimo il finale.
    Bravissima.

    -Sparv-

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  4. Bellissima anche questa, ritmo perfetto, tensione fino alla fine. Come hanno detto le altre, nemmeno io riesco a detestare questo Edward, malgrado il danno incalcolabile provocato. Diciamo che è un uomo che ha amato troppo.
    Cristina

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  5. Caspita! Che pugno nello stomaco questa storia. Bellissima.

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  6. "Oh, porca vacca!", ecco, questo è stato il mio primo pensiero quando ho letto il momento clou! Non me lo aspettavo proprio, sono rimasta davvero spiazzata da quella rivelazione...
    Questa storia mi è piaciuta moltissimo, anche se ho trovato lo stile narrativo un po' caotico, il continuo cambio di pov mi ha creato confusione anziché rendere la lettura piacevole, forse sarebbe stata meglio la scrittura in terza persona...
    Neanche io riesco a odiare questo Edward, anche se il dolore che ha creato è stato moltissimo e a persone a lui molto care.
    Cmq, davvero complimenti per l'idea e grazie per aver condiviso questa storia con noi

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  7. Wow.... fantastico è una scarica di adrenalina leggerlo.
    Cmq per quanto non doveva fare quello che ha fatto ma si vede che amava entrambi le famiglie e mi ha fatto un po pena che è rimasto solo anche se gli ce sta bene.
    Una cosa avrei modificato i figli ok che siete arrabbiati ma è sempre vostro padre e ci ha cresciuti con amore non dovevano voltagli le spalle.
    Comunque questo tradimento mi è piaciuto molto.

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  8. Un Edward traditore che non si fa odiare perché comunque pieno di amore sincero. Forse è un controsenso quello che dico, però è così: ha due famiglie per il troppo amore. Mi ricorda un po' una commedia che vidi a teatro da ragazza con mia madre. Si intitolava "Taxi a due piazze".
    Comunque ben scritta e all'inizio ti obbliga a seguirla bene perché non riesci subito ad afferrare le fila del discorso. Poi si apre e lascia uscire tutta la drammaticità delle scelte di Edward che si ripercuotono su tanti altri.
    Brava e complimenti.

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  9. Bellissima, tristissima, straziantissima... autrice ti detesto! ahahahahahah
    Molto coinvolgente questa storia. Edward, mi dispiace, non sono riuscita a odiarlo. E' riuscito a distruggere un fottio di persone con la sola forza del suo amore, non è certo da tutti.
    Il ritmo e il cambio di punto di vista all'inizio mi ha spiazzato, ma dopo aver capito la dinamica è stato un crescendo di tensione. Mi è piaciuta tanto la fine.
    Complimenti e grazie.

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  10. Una storia così semplice ma dai risvolti estremamente drammatici. Dopo aver letto la storia non riesco a smettere di pensare al dramma della figlia tradita da suo padre il quale distrugge il suo passato e rende nero e cupo il suo futuro.
    Peccato normale e comune, il tradimento in questa storia, diventa unico ed impensabile per le conseguenze che genera.
    Grazie e complimenti.

    JB

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