GIOCHI DI RUOLO
Giochi
di ruolo
La
testa piena di capelli biondi e ricci si muove su e giù tra le mie
gambe, le labbra piene e morbide si stringono in maniera perfetta
attorno al mio cazzo, duro come l’acciaio. Tania si aiuta con la
mano per farmi godere e io alzo i fianchi per scoparle la bocca
finché, finalmente, mi svuoto nella sua gola in un lungo,
strabiliante orgasmo.
Mi
sveglio di soprassalto e mi rendo conto di essere venuto nei boxer,
come non mi succedeva da quando ero ragazzino.
«Cazzo!»
Mi volto verso Bella che dorme ancora tranquilla al mio fianco: per
fortuna non si è accorta di nulla, e posso andare a fare una doccia
per ripulirmi.
Da
quando, qualche settimana fa, è arrivata Tania, la nuova vicina, la
mia vita è diventata uno schifo: non faccio altro che pensare a lei,
alle sue lunghe gambe, alle tette grosse e sode, le labbra morbide e
calde… Inevitabilmente la paragono a mia moglie e non faccio altro
che trovarle difetti: i capelli fastidiosamente castani, le tette
piccole, le gambette corte…
Ho
bisogno di rifugiarmi nel mio piccolo, personale angolo di Paradiso.
Cammino fino allo studio e accendo l’I-Pad, avvio l’apposita app,
inserisco le password e aspetto con ansia che le immagini nei nove
riquadri sullo schermo si definiscano. Un secondo, due, tre e
finalmente eccola: Tania che dorme profondamente nel suo letto,
indossando solo le mutandine. Scelgo un riquadro, regolo lo zoom e mi
perdo a osservare le magnifiche curve del suo corpo, morbide al punto
giusto.
Non
ho mai amato tanto il mio lavoro come in questi momenti: installare
sistemi di sicurezza mi ha permesso di entrare in casa sua, annusare
le sue lenzuola, spiare la sua biancheria e rubarle un paio di
mutandine, che custodisco gelosamente all’interno dell’unico
cassetto chiuso a chiave della mia scrivania. Ho approfittato
dell’occasione di installarle l’antifurto per nascondere piccole
ma perfette telecamere in tutte le stanze, compresi ovviamente il
bagno e la camera da letto, e non perdo l’occasione per spiarla.
L’altra sera, ad esempio, ho saputo che aveva un appuntamento.
Impaziente ho aspettato che Bella andasse a dormire e, quando sono
riuscito a collegarmi, l’ho vista in ginocchio, sul letto, mentre
si faceva scopare da quello stronzo. Avrei voluto andare lì e
prenderlo a pugni per poi prendere il suo posto dentro quel corpo
caldo ed eccitato. Non ho potuto farlo, ovviamente, così mi sono
accontentato di Bella: sono andato in camera, le ho tolto gli slip e
infilato due dita tra le gambe, muovendole piano. Quando finalmente
il suo corpo ha reagito e lei ha iniziato a svegliarsi, ho chiuso gli
occhi e l’ho presa, scopandola con furia, schiantandomi dentro di
lei come se volessi punirla per non essere Tania. Bella ci ha messo
poco a venire, ma io non ci riuscivo. Ho dovuto metterla in ginocchio
e rivivere nella mente le immagini che avevo appena visto: solo
immaginando di fottere Tania sono riuscito finalmente a venire
anch’io. Con gli ultimi affondi mi sono aggrappato forte ai suoi
fianchi e mi sono spinto così a fondo da farle male.
«Dio,
Edward! Cosa ti è successo?» ha mormorato esausta, forse scioccata,
mentre mi allontanavo più in fretta che potevo, quasi sorpreso di
trovare lei anziché Tania.
Ho
chiuso gli occhi e mi sono voltato dandole la schiena, non avevo
neppure voglia di andare a lavarmi. «Nulla. Solo che non avevo
voglia di farlo lentamente come al solito.» ho risposto, brusco.
Eh,
già: a lei piace quando la scopo con dolcezza mentre le sussurro
paroline dolci, io invece preferisco il sesso più spinto, dove mi
lascio andare facendomi guidare solo dal piacere. Mi piace cambiare
posizione, mi piace farmelo prendere in bocca, cosa che ovviamente a
mia moglie fa schifo, e fa solo quando vuole ottenere qualcosa.
Stronza.
***
Un’altra
giornata scivola via velocemente, e a me sembra di impazzire.
Guardo
Tania dormire tranquilla e non riesco a trattenere un pensiero: devo
averla. Devo levarmi la voglia di possederla, di farla godere e di
godere di lei.
Ora.
Subito.
Appoggio
l’I-Pad sulla scrivania, mi alzo di scatto facendo scorrere la
sedia all’indietro e mandandola a sbattere violentemente contro la
parete alle mie spalle. Controllo Bella, che dorme senza sospettare
nulla di quello che sto per fare, e vado nel garage, dove afferro
alcune cose che infilo in uno zaino.
Conoscendo
la disposizione dei sensori riesco a entrare nel giardino di Tania
senza far scattare l’allarme, quindi digito il codice
operatore
sul tastierino numerico ed entro nella casa silenziosa. Mi dirigo con
passo leggero in camera, il cazzo già duro.
Eccola.
Mi
avvicino al letto: non posso permettermi di perdere tempo e rischiare
che si svegli, devo agire subito. Dallo zaino tiro fuori la
mascherina che Bella usa per dormire quando andiamo in viaggio, e
copro gli occhi di Tania. Tiro fuori anche una corda e gliel’avvolgo
delicatamente attorno ai polsi, fissandoli poi alla testata del
letto. Infine faccio lo stesso con le caviglie, stendendo e
divaricandole le gambe, e legando l’estremità di ogni corda a una
gamba del letto. Tania mugola, ma ha il sonno pesante e non si
sveglia. Le strappo il perizoma: finalmente è nuda di fronte a me,
per me, e io la guardo estasiato perché è bellissima. Come
ipnotizzato mi inginocchio di fronte a lei, tra le sue cosce
spalancate. Mi abbasso inspirando il suo profumo e, inebriato, passo
la lingua, assaggiandola. Tania geme ancora e io prendo tra le labbra
il suo clitoride, succhiandolo. Inserisco piano la punta di un dito
nelle sue pieghe calde, e la muovo su e giù, senza però penetrarla.
Tania esala un gemito e muove il bacino venendo incontro alla mia
bocca. Lentamente i suoi umori mi bagnano il dito, allora inserisco
anche la punta del secondo dito, muovendole delicatamente, fino a
farmi bagnare ancora. Tania si muove e geme, si sta svegliando.
«Cosa…?
Chi sei?» è subito sveglia e, comprensibilmente agitata, cerca di
muovere gli arti.
«Ssshh.
Stai tranquilla.» sussurro per non farmi riconoscere, accarezzandole
le cosce. Salgo a cavalcioni su di lei, mettendo le ginocchia ai suoi
fianchi e abbassandomi fino a farle sentire il mio respiro
all’orecchio.
«Non
voglio farti del male. Solo farti godere. Voglio darti piacere.»
«No!
No! Lasciami! Vattene!» Tania si agita e inizia a muoversi come una
puledra per disarcionarmi. Povera illusa. La imbavaglio con un
foulard perché non posso permettere che qualcuno la senta gridare,
poi ritorno a dedicarmi a lei, al suo corpo, al suo piacere. Le
prendo i seni tra le mani, dandole piccoli e delicati tocchi con la
lingua su un capezzolo, ma lei non si calma, continua a gridare e
inarcarsi, sta piangendo ma io non posso fermarmi. Prendo il cuscino
libero e lo piego a metà, infilandoglielo sotto al sedere, quindi
torno tra le sue cosce e riprendo a succhiare e leccare.
«Lasciati
andare» sussurro, «lo so che ti piace.»
Tania
scuote energicamente la testa ma io la ignoro. Infilo piano un dito e
lei si irrigidisce, urlando ancora. Mi muovo piano dentro di lei,
dentro e fuori, sento i suoi umori aumentare e infilo il secondo
dito, mentre muovo il pollice sul suo clitoride. Geme piano, ma
sembra ancora trattenersi. Inarca il suo bellissimo corpo per
scacciarmi, ma l’unica cosa che ottiene è la mia bocca sul suo
clitoride. Succhio mentre la penetro con le dita ancora e ancora e
Tania tende le gambe. Dal modo in cui lo fa capisco che è vicina
all’orgasmo e smetto di toccarla e di leccarla, impedendole di
raggiungere il piacere. Si lascia sfuggire un lamento di frustrazione
e io non posso far altro che ridacchiare.
«Sarai
tu a darmi il permesso di farti godere, di scoparti.» sussurro, e
lei scuote furiosa la testa, mugugnando un verso che potrei tradurre
con un “scordatelo!”
«Oh,
piccola. Mi stai sfidando?» Se potesse vedere il mio sorriso
probabilmente si arrenderebbe a me, invece scuote ancora la testa,
ululando mestamente.
Mi
tuffo nuovamente tra le sue cosce, spalancandole più che posso con
le mani e tuffandomi ancora a dissetarmi coi suoi umori. La scopo con
la lingua facendola gemere, poi succhio e mordo con delicatezza il
suo clitoride, in quel modo che ho scoperto la porta velocemente
verso il piacere. Come prima mi fermo quando capisco che è sul punto
di venire e godo sentendo di nuovo la sua frustrazione.
Manca
poco,
penso e
mi darà il permesso di farla mia.
Le
libero le caviglie una alla volta. Me la prendo comoda accarezzandole
piano le gambe e facendole venire la pelle d’oca. Tania tenta di
prendermi a calci ma riesco a tenerla ferma senza problemi,
lasciandomi sfuggire una risatina soddisfatta.
«Così
mi fai divertire ancora di più, lo sai?» Non le lascio neppure il
tempo di rispondere e riprendo ad accarezzarla. Il suo clitoride è
gonfio e ipersensibile, mi basta sfiorarla per farla gemere. È
fradicia e i suoi umori, uniti alla mia saliva, le colano tra le
natiche tonde e perfette. A quella vista il mio uccello ha un guizzo
e decido di liberarlo. Quando sente il rumore della cintura quando la
slaccio e poi tintinna, una volta sul pavimento, Tania si
irrigidisce. Getto la t-shirt sul pavimento e mi posiziono ancora una
volta nel mio posto preferito, tra le sue cosce. Mi sfrego contro di
lei, facendo scorrere la punta del mio cazzo lungo la sua apertura,
entro appena nella sua fica calda e bagnata e lei inarca la schiena,
mugolando.
«Se
mi vuoi, devi dirlo.»
Scuote
la testa, questa volta più lentamente, ma muove il bacino per
fregarsi contro di me e cercare sollievo dalla tensione che, di
sicuro, sta sentendo. Le metto le mani sulle gambe sollevandole e
facendole appoggiare la pianta del piede sul materasso. In questa
maniera è più esposta, più sensibile, e lo sa. Con un gesto brusco
le abbasso la benda dalla bocca perché ho voglia di sentire la sua
voce e sono stanco di sentirla alterata dal tessuto. Faccio scorrere
il cazzo contro il suo clitoride mentre le infilo dentro due dita, in
maniera brusca e inaspettata. Tania trattiene un urlo ma si inarca
ancora, spingendosi contro di me, e quando esco da lei geme
insoddisfatta. Ridacchio e il mio medio scivola giù, scorrendole tra
le natiche e accarezzando quel buchetto che lei stringe, pensando
forse di respingermi.
Illusa.
L’accarezzo
piano. Con le dita della mano destra tra le natiche, uso la mano
sinistra per sfregare il mio cazzo sulla sua fica, per torturarle il
clitoride, per entrare appena e poi uscire, ancora e ancora fino a
farla impazzire. Il suo culo si apre per me, permettendomi di far
scivolare un dito dentro. Un lungo gemito di piacere fa da colonna
sonora alla mia dolce intrusione, procurandomi un altro guizzo
all’uccello. Faccio un lungo respiro per non cedere e affondare del
tutto in lei, tiro fuori il dito dal suo culo e dalle sue labbra
sfugge un “no” in un sospiro. Lo prendo come un invito e mi
spingo ancora in quella stretta apertura, fino in fondo e poi
velocemente fuori, una volta, due, tre, finché dalle labbra le
scivola fuori un “sì”, allora le dita diventano due. Le scopo il
culo bruscamente e la sento ansimare di piacere, godere per me.
«Dillo,
piccola. Dillo e ti scoperò fino a farti urlare.» prendo tra due
dita il suo clitoride, stringendolo piano e sfregandolo ed è allora
che, finalmente, succede.
«Sì!»
sussurra, sconfitta, «Fammi venire!»
Non
me lo faccio ripetere due volte e, ancora con due dita dentro il suo
culo, affondo con un unico colpo di reni in quel rifugio caldo e
accogliente. Tania urla mentre mi schianto dentro di lei. Non le
lascio il tempo di abituarsi a me, voglio farle provare la sensazione
di essere aperta in due dal mio cazzo e continuo a pompare con forza.
Faccio scivolare fuori le dita e mi aggrappo con entrambe le mani ai
suoi fianchi, affondando nella sua carne morbida e candida.
Lei
mi incita stringendomi forte tra le cosce finché, travolta
dall’orgasmo, mi sento stritolare il cazzo dalle sue contrazioni.
Continuo a pompare prolungando il suo piacere e, quando si placa,
finalmente lascio liberare il mio orgasmo. Poi, esausto, mi accascio
su di lei. Rimaniamo in silenzio per alcuni secondi in cui chiudo gli
occhi e riprendiamo fiato.
«Dio,
Edward! Sei stato meraviglioso! Non sono mai stata scopata così!»
ansima, e io scoppio a ridere.
«Non
ce la fai proprio a rimanere nella parte della fanciulla indifesa che
viene scopata da uno sconosciuto, vero?»
Scuote
allegramente il capo e io percepisco il suo sorriso nel tono di voce.
«No-no! Adoro quando mettiamo in pratica questi giochetti, ma non
riesco a restare a lungo nella parte.»
Le
mollo una sculacciata affettuosa, «Adoro scoparti! Sei così calda.
Ed è estremamente eccitante sapere di poter far tutto, con te. Sei
una brava bambina.» Tania coglie il riferimento a quando abbiamo
giocato al professore e alla studentessa e contrae volontariamente i
muscoli attorno al mio cazzo, procurandomi un lungo brivido.
«Professore,»
mormora imitando la voce di una ragazzina, «quando mi farà
diventare grande?»
Faccio
per rispondere, ma vengo interrotto dalla sveglia del mio cellulare.
«Merda!
Mi darai il culo un’altra volta, dolcezza. Ora devo tornare a casa
di corsa, prima che mia moglie si svegli.»
L’espressione
di Tania cambia, facendosi seria. «Che palle!» esclama spingendomi
via e rotolando su un fianco. «Quand’è che chiederai il
divorzio?»
Sbuffo
silenziosamente, ne ho davvero le palle piene di questa storia.
«Presto,
Tà.» faccio scivolare una mano tra le sue cosce, bagnandomi le dita
e infilandogliele lentamente dentro. Le bacio il collo, leccandolo in
maniera languida e succhiandole piano il lobo. Tania reagisce come al
solito, spingendo il sedere contro di me, già pronta. «Devo
aspettare il momento giusto, lo sai. Se mi taglia i viveri sono
fottuto, devo prima mettere da parte un bel gruzzolo. E poi sarò
tutto tuo.» Un ultimo bacio, una forte strizzata al suo clitoride,
giusto per ricordarle chi comanda, e mi alzo.
Cazzo,
non ho neppure il tempo di farmi una doccia, puzzo di sesso e dello
stupido profumo alla pesca di Tania… Devo ricordarmi di anticipare
la sveglia, quando vengo qui.
Recupero
i vestiti dal pavimento e li infilo in fretta.
Tania
tossisce platealmente e mi volto verso di lei: indossa ancora la
mascherina sugli occhi e ha i polsi legati.
«Potrei
lasciarti così, saresti già pronta per stasera.»
«Edward-stronzo-Cullen!
Non dirlo neanche per scherzo!» urla imbronciata.
Scoppio
a ridere e le libero velocemente i polsi. «Al resto pensa da sola,
io devo scappare.»
Esco
di corsa dalla villetta di Tania e me ne torno a casa.
Divorzio?
Povera sciocca, non ci penso minimamente. Con la mia piccola azienda
di installazione di sistemi di sicurezza guadagno bene, sì, ma non
così
bene.
Bella invece è un’ereditiera milionaria e con i suoi soldi mi
permette di togliermi qualsiasi sfizio. Suo padre, Charlie Swan, il
più ricco e potente uomo d’affari di Seattle, probabilmente è
convinto che la sua unica figlia mi abbia sposato solo per capriccio,
per sfoggiarmi al pari di una macchina costosa. Invece non sa, o
finge di ignorare, che lei è innamorata di me, di quell’amore
vero, puro e noioso delle principesse Disney in cerca del principe
azzurro sul cavallo bianco.
Ovviamente,
quando ci siamo sposati non ho lasciato il mio lavoro: ho fatto
credere a lei e al paparino che non l’ho sposata per il suo conto
in banca, ma perché l’amavo davvero.
Mi
scappa una risatina: come potrei amare Bella?
Poche
settimane dopo averla conosciuta, ho addirittura composto una
canzoncina per lei:
Miss
Timidina,
Non
le piace la pecorina,
Non
le piace farlo all’aria.
Vuole
solo la missionaria.
Ripensandoci
scoppio a ridere, perché riassume perfettamente l’essenza di
Bella: estremamente timida, anche sotto le lenzuola. Non le piace
sperimentare, non le piace essere scopata, non le piace godere. Vuole
fare
l’amore
in quella maniera dolce e romantica da favola Disney. Cheppalle.
Perfino il mio cazzo si rifiuta e, per farlo alzare, devo lavorare un
sacco di fantasia.
Il
cielo si sta rischiarando e mi rendo conto di essere in ritardo: la
sveglia di Bella non suonerà che tra quindici minuti, ma non posso
rischiare di essere beccato mentre rientro.
Apro
piano la porta d’ingresso, sgusciando all’interno. Supero il
salotto e, con la coda dell’occhio, noto che la porta del mio
studio è socchiusa.
«Merda!»
devo stare più attento, non posso permettermi di insospettire Bella.
Faccio per chiuderla ma vengo attratto da una debole luce
all’interno. «Cazzo!» Nell’eccitazione di correre da Tà non ho
spento l’I-Pad, un errore che non dovrò più ripetere. Quando
arrivo di fronte alla scrivania, però, un brivido ghiacciato mi
rotola lungo la colonna vertebrale: c’è il mio portatile acceso,
sullo schermo scorre lo screensaver con la sequenza delle foto più
importanti della mia storia con Bella. Do un colpetto veloce al mouse
e, un secondo dopo, sullo schermo scorre un video: Tania, bendata e
con i polsi legati, le cosce aperte e io che mi spingo dentro di lei,
fottendola come se volessi davvero aprirla in due. Rimango
ipnotizzato dal contrarsi delle mie natiche, dai gemiti rochi che
arrivano da lontano.
Sì,
oltre alle telecamere ho installato anche i microfoni. Quanto sono
idiota?
Ci
metto solo pochi istanti per capire che Bella deve essersi svegliata
e, non trovandomi accanto a lei, è venuta a cercarmi nel mio studio.
Ha visto il mio tradimento in tempo reale e l’ha ripreso col
cellulare per passarlo al pc e prepararmi questo buongiorno.
Mi
sento cedere le gambe e, prima di crollare a terra, mi lascio cadere
sulla sedia. Mi prendo la testa tra le mani e sposto accidentalmente
lo sguardo sulla scrivania. Di solito la lascio in ordine, ora c’è
un plico di fogli.
«No,
cazzo! No!» L’afferro titubante, come se avessi paura di rimanere
folgorato e, in un certo senso, è proprio quel che accade. È una
copia del contratto prematrimoniale che mi ha costretto a firmare
quello stronzo di mio suocero, convinto che non sarei riuscito a
tenermi l’uccello nei pantaloni. È stata evidenziata una delle
condizioni in rosa shocking: nel caso avessi tradito mia moglie prima
dello scadere del quinto anno di matrimonio, non avrei avuto diritto
a nulla. Neppure un
misero
milioncino di dollari.
Ne sono passati appena due.
Più
sotto, su un post-it coordinato, un appunto scritto con l’elegante
calligrafia di mia moglie: “Entro mezzogiorno ti voglio fuori di
casa mia.”
Porco
cazzo! Urlo e impreco strappando quel contratto in mille pezzetti che
butto per aria, poi mi alzo e volo al piano di sopra, sapendo già
che Bella se n’è andata.
Ma
io non me ne andrò, devo convincerla a darmi un’altra possibilità,
convincerla che la mia è stata solo una stupida sbandata. Ce la
posso fare, lo so: Bella mi ama, e con lo sguardo giusto e il mio
sorriso, posso riprendermela.
Per
prima cosa mi faccio una doccia, indosso la camicia bianca lasciando
sbottonato i primi due bottoni, come so che le piace.
Telefono
al nostro fiorista di fiducia e ordino cento rose rosse a gambo
lungo. Basteranno? Meglio abbondare: dopotutto mi ha visto e sentito
scopare un’altra donna. Facciamo centocinquanta.
Salgo
sulla mia Porche, quella che mi ha regalato Bella per il nostro primo
anniversario di matrimonio e infrango una decina di codici della
strada per arrivare velocemente da Cartier. Una volta lì, compero la
parure più bella che ci sia: mi costa un occhio, un rene e anche la
mano destra, ma lo vedo come un investimento. Bella adora i diamanti,
come tutte le donne, del resto.
Una
volta a casa controllo l’ora: mancano pochi minuti. L’aspetto in
soggiorno, tengo un bicchiere di scotch in mano mentre perfeziono
mentalmente la mia difesa.
Quando
sento il rumore di un motore sul vialetto, corro ad aprire la porta
con l’espressione addolorata più convincente e realistica che
riesco a fare.
«Porca.
Troia». Il cuore mi si ferma di colpo nel petto e un nugolo di
puntini neri prende a vorticarmi davanti agli occhi.
Sono
fottuto.
Charlie
Swan, mio suocero, sta venendo verso di me a passo lento e misurato,
un sorriso soddisfatto sulle labbra e un fucile in una mano. Ha tutta
l’aria di essere il suo preferito, l’M16: gliel’ha regalato
Bella quando ha compiuto 50 anni. Non sono neanche sicuro che un
civile possa possederlo.
Si
ferma a gambe aperte a qualche metro da me e, con un colpo secco,
inserisce il caricatore.
Mi
sto. Cagando. Sotto.
«Ragazzo.»
esclama, ora serio. Con la mano libera si sfila lo stuzzicadenti che
teneva tra le labbra, gettandolo a terra.
Cerco
di deglutire, ma la gola è chiusa, la lingua sembra ricoperta di
segatura e i piedi sembrano affondati in un blocco di cemento.
Mi
tornano alla memoria le parole del discorso che ha fatto al nostro
matrimonio: “So dare la caccia a una persona fino ai confini della
Terra. E so anche usare una pistola.”
«Speravo
di trovarti ancora qua, davvero.» Charlie solleva l’M16
puntandomelo contro, e sorride, «Ora dammi un motivo per usarlo, ti
prego. Ad esempio, puoi dirmi che è stata solo una sbandata. O che
sei pentito e ami mia figlia. Va bene qualsiasi cosa: dì solo una
parola e io farò fuoco. L’unica cosa che puoi fare per salvare il
culo, l’unica,
è andartene. Ora. Subito. Senza voltarti.»
La
nostra villetta è situata in una zona residenziale, ma se anche
facesse fuoco, so che nessuno sentirebbe nulla: Charlie Swan è
proprietario di tutto quanto, qui attorno, anche del silenzio e della
vita delle persone. E sa essere molto generoso, con chi si comporta
bene.
Non
ho una sola possibilità, e sono sicuro che il vecchio Charlie
godrebbe nel guardarmi morire lentamente.
Non
posso fare altro che abbassare la testa e obbligarmi a mettere un
piede davanti all’altro, fino a uscire dalla casa, dalla proprietà,
dalla mia vecchia vita.

Non ho prestato la dovuta attenzione al titolo, perciò non sono riuscita a godermi la visita di Edward a Tania.
RispondiEliminaVoglio anche io una pistolaaaa, nel frattempo vado a rileggerlo!
Georgia
Ma quanto è stronzo? Povera Bella! Innamorata di un grandissimo bastardo che crede di essere furbo! Il karma ha fatto la sua parte e Charlie è il mio eroe!! Peccato che non lo abbia azzoppato... Ma si sa mr. Swan è magnanimo!!
RispondiEliminaChe caldo... adoro le storie che ti lasciano senza fiato... povero Edward rimasto a secco, la canzoncina è spassosa... complimenti
RispondiEliminaDevo ammettere che all'inizio la visita che Edward ha fatto a Tania mi ha un po' turbata...non avevo capito lei fosse d'accordo! Lui uno strinzo epocale...raramente ho odiato gli Edward dei contes, questo è uno di quelli però! Brava
RispondiEliminaScusate gli errori...sto cavolo di correttore!
EliminaAHAHAHAHAHAHAHAHAH!!! Porca vacca!!! Anche io all'inizio ho trovato inquietante Edward, poi ho compreso e la cosa si è fatta parecchio intrigante. Lui bastardo all'ennesima potenza e Charlie Idolo assoluto. Storia scritta molto bene e, a modo suo, anche spassosa. Idea molto originale. Insomma, me la sono goduta! Brava!
RispondiEliminaCristina.
No vabbè! Lui è da ammazzà! All'inizio pensavo pure che fosse uno stupratore, era odioso e malato, ma poi ho capito che era solo odioso! hahahahahaha! Il che non depone in suo favore! Mi è piaciuta molto questa storia, hai saputo dosare le varie parti del racconto bene specificando i caratteri, le situazioni, l'antefatto il fatto e la conclusione e non è facilissimo da fare in una storia super breve. Ma la cosa che ho adorato è stato Charlie che appare con l'M16! :D
RispondiEliminaBrava!
-Sparv-
Questa storia mi ha proprio divertito! Non me l'aspettavo. Complimenti.
RispondiEliminaMa che stronzo per non dire di peggio x non essere volgare sposare una persona solo per soldi e prenderla anche in giro ma sono contenta che poi il suo gioco gli si è ritorto contro Ahahah la parte di Charlie con il fucile è stata stupenda.
RispondiEliminaAnche se io un colpo lo avrei sparato vicino a lui per farlo pisciare sotto dalla paura.
La storia è stata mitica e poi ha avuto pure la faccia da culo da pensare che lo avrebbe perdonato secondo me al posto del cervello a una nocciolina.
Wow
RispondiEliminaAll'inizio pensavo oddio uno stalker, poi ho pensato oddio uno stupratore, poi ho detto cazzo erano d'accordo... giustamente il titolo spiega tutto ma mentre leggi ti scordi.
La canzoncina poi una vera delizia ... per non parlare di Charlie.
Per quanto riguarda Edward che dire?!? È uno stronzo?!? Non ci si comporta così?!? Ho un'età che non mi fa sconvolgere più di tanto, ce ne sono di tipi così quindi... Mi è piaciuto il taglio netto di Bella!
Complimenti e grazie.
JB
Ho avuto paura di assistere a uno stupro. E ho pensato che, al suo posto, mi sarei svegliata al primo tocco... ma va beh... non sono qui per questo, quanto piuttosto per dire... mi è piaciuta un sacco. Originale, ben scritta, descrive tutto perfettamente. Lui un figlio di trota pazzesco, che si crede una volpe che potrà avere la botte piena e la moglie ubriaca... maaaaaaaa... si sa, se è l'uccello a comandare un uomo, il cervello va a farsi fottere, e la dimenticanza gli è costata moooooolto cara. L'apparire di Charlie/Rambo è stata la ciliegina sulla torta.
RispondiEliminaComplimenti e grazie
Mamma mia che bastardo questo Edward!!! All'inizio pensavo che fosse anche un pervertito malato, è stata una sorpresa scoprire che Tania era d'accordo. è molto particolare leggere una ff con un Edward così diverso dal solito, anche perchè il suo personaggio è descritto con molti particolari.
RispondiEliminaBrava!!!
Aleuname
Questo supera ogni bastardata del contest. Edward non solo è un traditore della peggior specie, ma non ha neanche la scusante di una storia che si trascina stancamente o altre scemenze che possono portare al tradimento. No, lui lo fa con una serenità totale, forte dell'amore e della devozione di Bella, ricca e apparentemente cieca. Ma si sa, alla fine un errorino si fa sempre. Lui, arrapato come non mai, lascia tutte le carte giuste per essere cacciato con tanto di mitra da un suocero particolarmente incazzato. In quel momento ho goduto da matti.
RispondiEliminaComplimenti e grazie.