GIOCHI DI RUOLO





Giochi di ruolo

La testa piena di capelli biondi e ricci si muove su e giù tra le mie gambe, le labbra piene e morbide si stringono in maniera perfetta attorno al mio cazzo, duro come l’acciaio. Tania si aiuta con la mano per farmi godere e io alzo i fianchi per scoparle la bocca finché, finalmente, mi svuoto nella sua gola in un lungo, strabiliante orgasmo.
Mi sveglio di soprassalto e mi rendo conto di essere venuto nei boxer, come non mi succedeva da quando ero ragazzino.
«Cazzo!» Mi volto verso Bella che dorme ancora tranquilla al mio fianco: per fortuna non si è accorta di nulla, e posso andare a fare una doccia per ripulirmi.
Da quando, qualche settimana fa, è arrivata Tania, la nuova vicina, la mia vita è diventata uno schifo: non faccio altro che pensare a lei, alle sue lunghe gambe, alle tette grosse e sode, le labbra morbide e calde… Inevitabilmente la paragono a mia moglie e non faccio altro che trovarle difetti: i capelli fastidiosamente castani, le tette piccole, le gambette corte…
Ho bisogno di rifugiarmi nel mio piccolo, personale angolo di Paradiso. Cammino fino allo studio e accendo l’I-Pad, avvio l’apposita app, inserisco le password e aspetto con ansia che le immagini nei nove riquadri sullo schermo si definiscano. Un secondo, due, tre e finalmente eccola: Tania che dorme profondamente nel suo letto, indossando solo le mutandine. Scelgo un riquadro, regolo lo zoom e mi perdo a osservare le magnifiche curve del suo corpo, morbide al punto giusto.
Non ho mai amato tanto il mio lavoro come in questi momenti: installare sistemi di sicurezza mi ha permesso di entrare in casa sua, annusare le sue lenzuola, spiare la sua biancheria e rubarle un paio di mutandine, che custodisco gelosamente all’interno dell’unico cassetto chiuso a chiave della mia scrivania. Ho approfittato dell’occasione di installarle l’antifurto per nascondere piccole ma perfette telecamere in tutte le stanze, compresi ovviamente il bagno e la camera da letto, e non perdo l’occasione per spiarla. L’altra sera, ad esempio, ho saputo che aveva un appuntamento. Impaziente ho aspettato che Bella andasse a dormire e, quando sono riuscito a collegarmi, l’ho vista in ginocchio, sul letto, mentre si faceva scopare da quello stronzo. Avrei voluto andare lì e prenderlo a pugni per poi prendere il suo posto dentro quel corpo caldo ed eccitato. Non ho potuto farlo, ovviamente, così mi sono accontentato di Bella: sono andato in camera, le ho tolto gli slip e infilato due dita tra le gambe, muovendole piano. Quando finalmente il suo corpo ha reagito e lei ha iniziato a svegliarsi, ho chiuso gli occhi e l’ho presa, scopandola con furia, schiantandomi dentro di lei come se volessi punirla per non essere Tania. Bella ci ha messo poco a venire, ma io non ci riuscivo. Ho dovuto metterla in ginocchio e rivivere nella mente le immagini che avevo appena visto: solo immaginando di fottere Tania sono riuscito finalmente a venire anch’io. Con gli ultimi affondi mi sono aggrappato forte ai suoi fianchi e mi sono spinto così a fondo da farle male.
«Dio, Edward! Cosa ti è successo?» ha mormorato esausta, forse scioccata, mentre mi allontanavo più in fretta che potevo, quasi sorpreso di trovare lei anziché Tania.
Ho chiuso gli occhi e mi sono voltato dandole la schiena, non avevo neppure voglia di andare a lavarmi. «Nulla. Solo che non avevo voglia di farlo lentamente come al solito.» ho risposto, brusco.
Eh, già: a lei piace quando la scopo con dolcezza mentre le sussurro paroline dolci, io invece preferisco il sesso più spinto, dove mi lascio andare facendomi guidare solo dal piacere. Mi piace cambiare posizione, mi piace farmelo prendere in bocca, cosa che ovviamente a mia moglie fa schifo, e fa solo quando vuole ottenere qualcosa. Stronza.
***
Un’altra giornata scivola via velocemente, e a me sembra di impazzire.
Guardo Tania dormire tranquilla e non riesco a trattenere un pensiero: devo averla. Devo levarmi la voglia di possederla, di farla godere e di godere di lei.
Ora. Subito.
Appoggio l’I-Pad sulla scrivania, mi alzo di scatto facendo scorrere la sedia all’indietro e mandandola a sbattere violentemente contro la parete alle mie spalle. Controllo Bella, che dorme senza sospettare nulla di quello che sto per fare, e vado nel garage, dove afferro alcune cose che infilo in uno zaino.
Conoscendo la disposizione dei sensori riesco a entrare nel giardino di Tania senza far scattare l’allarme, quindi digito il codice operatore sul tastierino numerico ed entro nella casa silenziosa. Mi dirigo con passo leggero in camera, il cazzo già duro.
Eccola.
Mi avvicino al letto: non posso permettermi di perdere tempo e rischiare che si svegli, devo agire subito. Dallo zaino tiro fuori la mascherina che Bella usa per dormire quando andiamo in viaggio, e copro gli occhi di Tania. Tiro fuori anche una corda e gliel’avvolgo delicatamente attorno ai polsi, fissandoli poi alla testata del letto. Infine faccio lo stesso con le caviglie, stendendo e divaricandole le gambe, e legando l’estremità di ogni corda a una gamba del letto. Tania mugola, ma ha il sonno pesante e non si sveglia. Le strappo il perizoma: finalmente è nuda di fronte a me, per me, e io la guardo estasiato perché è bellissima. Come ipnotizzato mi inginocchio di fronte a lei, tra le sue cosce spalancate. Mi abbasso inspirando il suo profumo e, inebriato, passo la lingua, assaggiandola. Tania geme ancora e io prendo tra le labbra il suo clitoride, succhiandolo. Inserisco piano la punta di un dito nelle sue pieghe calde, e la muovo su e giù, senza però penetrarla. Tania esala un gemito e muove il bacino venendo incontro alla mia bocca. Lentamente i suoi umori mi bagnano il dito, allora inserisco anche la punta del secondo dito, muovendole delicatamente, fino a farmi bagnare ancora. Tania si muove e geme, si sta svegliando.
«Cosa…? Chi sei?» è subito sveglia e, comprensibilmente agitata, cerca di muovere gli arti.
«Ssshh. Stai tranquilla.» sussurro per non farmi riconoscere, accarezzandole le cosce. Salgo a cavalcioni su di lei, mettendo le ginocchia ai suoi fianchi e abbassandomi fino a farle sentire il mio respiro all’orecchio.
«Non voglio farti del male. Solo farti godere. Voglio darti piacere.»
«No! No! Lasciami! Vattene!» Tania si agita e inizia a muoversi come una puledra per disarcionarmi. Povera illusa. La imbavaglio con un foulard perché non posso permettere che qualcuno la senta gridare, poi ritorno a dedicarmi a lei, al suo corpo, al suo piacere. Le prendo i seni tra le mani, dandole piccoli e delicati tocchi con la lingua su un capezzolo, ma lei non si calma, continua a gridare e inarcarsi, sta piangendo ma io non posso fermarmi. Prendo il cuscino libero e lo piego a metà, infilandoglielo sotto al sedere, quindi torno tra le sue cosce e riprendo a succhiare e leccare.
«Lasciati andare» sussurro, «lo so che ti piace.»
Tania scuote energicamente la testa ma io la ignoro. Infilo piano un dito e lei si irrigidisce, urlando ancora. Mi muovo piano dentro di lei, dentro e fuori, sento i suoi umori aumentare e infilo il secondo dito, mentre muovo il pollice sul suo clitoride. Geme piano, ma sembra ancora trattenersi. Inarca il suo bellissimo corpo per scacciarmi, ma l’unica cosa che ottiene è la mia bocca sul suo clitoride. Succhio mentre la penetro con le dita ancora e ancora e Tania tende le gambe. Dal modo in cui lo fa capisco che è vicina all’orgasmo e smetto di toccarla e di leccarla, impedendole di raggiungere il piacere. Si lascia sfuggire un lamento di frustrazione e io non posso far altro che ridacchiare.
«Sarai tu a darmi il permesso di farti godere, di scoparti.» sussurro, e lei scuote furiosa la testa, mugugnando un verso che potrei tradurre con un “scordatelo!”
«Oh, piccola. Mi stai sfidando?» Se potesse vedere il mio sorriso probabilmente si arrenderebbe a me, invece scuote ancora la testa, ululando mestamente.
Mi tuffo nuovamente tra le sue cosce, spalancandole più che posso con le mani e tuffandomi ancora a dissetarmi coi suoi umori. La scopo con la lingua facendola gemere, poi succhio e mordo con delicatezza il suo clitoride, in quel modo che ho scoperto la porta velocemente verso il piacere. Come prima mi fermo quando capisco che è sul punto di venire e godo sentendo di nuovo la sua frustrazione.
Manca poco, penso e mi darà il permesso di farla mia.
Le libero le caviglie una alla volta. Me la prendo comoda accarezzandole piano le gambe e facendole venire la pelle d’oca. Tania tenta di prendermi a calci ma riesco a tenerla ferma senza problemi, lasciandomi sfuggire una risatina soddisfatta.
«Così mi fai divertire ancora di più, lo sai?» Non le lascio neppure il tempo di rispondere e riprendo ad accarezzarla. Il suo clitoride è gonfio e ipersensibile, mi basta sfiorarla per farla gemere. È fradicia e i suoi umori, uniti alla mia saliva, le colano tra le natiche tonde e perfette. A quella vista il mio uccello ha un guizzo e decido di liberarlo. Quando sente il rumore della cintura quando la slaccio e poi tintinna, una volta sul pavimento, Tania si irrigidisce. Getto la t-shirt sul pavimento e mi posiziono ancora una volta nel mio posto preferito, tra le sue cosce. Mi sfrego contro di lei, facendo scorrere la punta del mio cazzo lungo la sua apertura, entro appena nella sua fica calda e bagnata e lei inarca la schiena, mugolando.
«Se mi vuoi, devi dirlo.»
Scuote la testa, questa volta più lentamente, ma muove il bacino per fregarsi contro di me e cercare sollievo dalla tensione che, di sicuro, sta sentendo. Le metto le mani sulle gambe sollevandole e facendole appoggiare la pianta del piede sul materasso. In questa maniera è più esposta, più sensibile, e lo sa. Con un gesto brusco le abbasso la benda dalla bocca perché ho voglia di sentire la sua voce e sono stanco di sentirla alterata dal tessuto. Faccio scorrere il cazzo contro il suo clitoride mentre le infilo dentro due dita, in maniera brusca e inaspettata. Tania trattiene un urlo ma si inarca ancora, spingendosi contro di me, e quando esco da lei geme insoddisfatta. Ridacchio e il mio medio scivola giù, scorrendole tra le natiche e accarezzando quel buchetto che lei stringe, pensando forse di respingermi.
Illusa.
L’accarezzo piano. Con le dita della mano destra tra le natiche, uso la mano sinistra per sfregare il mio cazzo sulla sua fica, per torturarle il clitoride, per entrare appena e poi uscire, ancora e ancora fino a farla impazzire. Il suo culo si apre per me, permettendomi di far scivolare un dito dentro. Un lungo gemito di piacere fa da colonna sonora alla mia dolce intrusione, procurandomi un altro guizzo all’uccello. Faccio un lungo respiro per non cedere e affondare del tutto in lei, tiro fuori il dito dal suo culo e dalle sue labbra sfugge un “no” in un sospiro. Lo prendo come un invito e mi spingo ancora in quella stretta apertura, fino in fondo e poi velocemente fuori, una volta, due, tre, finché dalle labbra le scivola fuori un “sì”, allora le dita diventano due. Le scopo il culo bruscamente e la sento ansimare di piacere, godere per me.
«Dillo, piccola. Dillo e ti scoperò fino a farti urlare.» prendo tra due dita il suo clitoride, stringendolo piano e sfregandolo ed è allora che, finalmente, succede.
«Sì!» sussurra, sconfitta, «Fammi venire!»
Non me lo faccio ripetere due volte e, ancora con due dita dentro il suo culo, affondo con un unico colpo di reni in quel rifugio caldo e accogliente. Tania urla mentre mi schianto dentro di lei. Non le lascio il tempo di abituarsi a me, voglio farle provare la sensazione di essere aperta in due dal mio cazzo e continuo a pompare con forza. Faccio scivolare fuori le dita e mi aggrappo con entrambe le mani ai suoi fianchi, affondando nella sua carne morbida e candida.
Lei mi incita stringendomi forte tra le cosce finché, travolta dall’orgasmo, mi sento stritolare il cazzo dalle sue contrazioni. Continuo a pompare prolungando il suo piacere e, quando si placa, finalmente lascio liberare il mio orgasmo. Poi, esausto, mi accascio su di lei. Rimaniamo in silenzio per alcuni secondi in cui chiudo gli occhi e riprendiamo fiato.
«Dio, Edward! Sei stato meraviglioso! Non sono mai stata scopata così!» ansima, e io scoppio a ridere.
«Non ce la fai proprio a rimanere nella parte della fanciulla indifesa che viene scopata da uno sconosciuto, vero?»
Scuote allegramente il capo e io percepisco il suo sorriso nel tono di voce. «No-no! Adoro quando mettiamo in pratica questi giochetti, ma non riesco a restare a lungo nella parte.»
Le mollo una sculacciata affettuosa, «Adoro scoparti! Sei così calda. Ed è estremamente eccitante sapere di poter far tutto, con te. Sei una brava bambina.» Tania coglie il riferimento a quando abbiamo giocato al professore e alla studentessa e contrae volontariamente i muscoli attorno al mio cazzo, procurandomi un lungo brivido.
«Professore,» mormora imitando la voce di una ragazzina, «quando mi farà diventare grande
Faccio per rispondere, ma vengo interrotto dalla sveglia del mio cellulare.
«Merda! Mi darai il culo un’altra volta, dolcezza. Ora devo tornare a casa di corsa, prima che mia moglie si svegli.»
L’espressione di Tania cambia, facendosi seria. «Che palle!» esclama spingendomi via e rotolando su un fianco. «Quand’è che chiederai il divorzio?»
Sbuffo silenziosamente, ne ho davvero le palle piene di questa storia.
«Presto, Tà.» faccio scivolare una mano tra le sue cosce, bagnandomi le dita e infilandogliele lentamente dentro. Le bacio il collo, leccandolo in maniera languida e succhiandole piano il lobo. Tania reagisce come al solito, spingendo il sedere contro di me, già pronta. «Devo aspettare il momento giusto, lo sai. Se mi taglia i viveri sono fottuto, devo prima mettere da parte un bel gruzzolo. E poi sarò tutto tuo.» Un ultimo bacio, una forte strizzata al suo clitoride, giusto per ricordarle chi comanda, e mi alzo.
Cazzo, non ho neppure il tempo di farmi una doccia, puzzo di sesso e dello stupido profumo alla pesca di Tania… Devo ricordarmi di anticipare la sveglia, quando vengo qui.
Recupero i vestiti dal pavimento e li infilo in fretta.
Tania tossisce platealmente e mi volto verso di lei: indossa ancora la mascherina sugli occhi e ha i polsi legati.
«Potrei lasciarti così, saresti già pronta per stasera.»
«Edward-stronzo-Cullen! Non dirlo neanche per scherzo!» urla imbronciata.
Scoppio a ridere e le libero velocemente i polsi. «Al resto pensa da sola, io devo scappare.»
Esco di corsa dalla villetta di Tania e me ne torno a casa.
Divorzio? Povera sciocca, non ci penso minimamente. Con la mia piccola azienda di installazione di sistemi di sicurezza guadagno bene, sì, ma non così bene. Bella invece è un’ereditiera milionaria e con i suoi soldi mi permette di togliermi qualsiasi sfizio. Suo padre, Charlie Swan, il più ricco e potente uomo d’affari di Seattle, probabilmente è convinto che la sua unica figlia mi abbia sposato solo per capriccio, per sfoggiarmi al pari di una macchina costosa. Invece non sa, o finge di ignorare, che lei è innamorata di me, di quell’amore vero, puro e noioso delle principesse Disney in cerca del principe azzurro sul cavallo bianco.
Ovviamente, quando ci siamo sposati non ho lasciato il mio lavoro: ho fatto credere a lei e al paparino che non l’ho sposata per il suo conto in banca, ma perché l’amavo davvero.
Mi scappa una risatina: come potrei amare Bella?
Poche settimane dopo averla conosciuta, ho addirittura composto una canzoncina per lei:
Miss Timidina,
Non le piace la pecorina,
Non le piace farlo all’aria.
Vuole solo la missionaria.
Ripensandoci scoppio a ridere, perché riassume perfettamente l’essenza di Bella: estremamente timida, anche sotto le lenzuola. Non le piace sperimentare, non le piace essere scopata, non le piace godere. Vuole fare l’amore in quella maniera dolce e romantica da favola Disney. Cheppalle. Perfino il mio cazzo si rifiuta e, per farlo alzare, devo lavorare un sacco di fantasia.
Il cielo si sta rischiarando e mi rendo conto di essere in ritardo: la sveglia di Bella non suonerà che tra quindici minuti, ma non posso rischiare di essere beccato mentre rientro.
Apro piano la porta d’ingresso, sgusciando all’interno. Supero il salotto e, con la coda dell’occhio, noto che la porta del mio studio è socchiusa.
«Merda!» devo stare più attento, non posso permettermi di insospettire Bella. Faccio per chiuderla ma vengo attratto da una debole luce all’interno. «Cazzo!» Nell’eccitazione di correre da Tà non ho spento l’I-Pad, un errore che non dovrò più ripetere. Quando arrivo di fronte alla scrivania, però, un brivido ghiacciato mi rotola lungo la colonna vertebrale: c’è il mio portatile acceso, sullo schermo scorre lo screensaver con la sequenza delle foto più importanti della mia storia con Bella. Do un colpetto veloce al mouse e, un secondo dopo, sullo schermo scorre un video: Tania, bendata e con i polsi legati, le cosce aperte e io che mi spingo dentro di lei, fottendola come se volessi davvero aprirla in due. Rimango ipnotizzato dal contrarsi delle mie natiche, dai gemiti rochi che arrivano da lontano.
Sì, oltre alle telecamere ho installato anche i microfoni. Quanto sono idiota?
Ci metto solo pochi istanti per capire che Bella deve essersi svegliata e, non trovandomi accanto a lei, è venuta a cercarmi nel mio studio. Ha visto il mio tradimento in tempo reale e l’ha ripreso col cellulare per passarlo al pc e prepararmi questo buongiorno.
Mi sento cedere le gambe e, prima di crollare a terra, mi lascio cadere sulla sedia. Mi prendo la testa tra le mani e sposto accidentalmente lo sguardo sulla scrivania. Di solito la lascio in ordine, ora c’è un plico di fogli.
«No, cazzo! No!» L’afferro titubante, come se avessi paura di rimanere folgorato e, in un certo senso, è proprio quel che accade. È una copia del contratto prematrimoniale che mi ha costretto a firmare quello stronzo di mio suocero, convinto che non sarei riuscito a tenermi l’uccello nei pantaloni. È stata evidenziata una delle condizioni in rosa shocking: nel caso avessi tradito mia moglie prima dello scadere del quinto anno di matrimonio, non avrei avuto diritto a nulla. Neppure un misero milioncino di dollari. Ne sono passati appena due.
Più sotto, su un post-it coordinato, un appunto scritto con l’elegante calligrafia di mia moglie: “Entro mezzogiorno ti voglio fuori di casa mia.”
Porco cazzo! Urlo e impreco strappando quel contratto in mille pezzetti che butto per aria, poi mi alzo e volo al piano di sopra, sapendo già che Bella se n’è andata.
Ma io non me ne andrò, devo convincerla a darmi un’altra possibilità, convincerla che la mia è stata solo una stupida sbandata. Ce la posso fare, lo so: Bella mi ama, e con lo sguardo giusto e il mio sorriso, posso riprendermela.
Per prima cosa mi faccio una doccia, indosso la camicia bianca lasciando sbottonato i primi due bottoni, come so che le piace.
Telefono al nostro fiorista di fiducia e ordino cento rose rosse a gambo lungo. Basteranno? Meglio abbondare: dopotutto mi ha visto e sentito scopare un’altra donna. Facciamo centocinquanta.
Salgo sulla mia Porche, quella che mi ha regalato Bella per il nostro primo anniversario di matrimonio e infrango una decina di codici della strada per arrivare velocemente da Cartier. Una volta lì, compero la parure più bella che ci sia: mi costa un occhio, un rene e anche la mano destra, ma lo vedo come un investimento. Bella adora i diamanti, come tutte le donne, del resto.
Una volta a casa controllo l’ora: mancano pochi minuti. L’aspetto in soggiorno, tengo un bicchiere di scotch in mano mentre perfeziono mentalmente la mia difesa.
Quando sento il rumore di un motore sul vialetto, corro ad aprire la porta con l’espressione addolorata più convincente e realistica che riesco a fare.
«Porca. Troia». Il cuore mi si ferma di colpo nel petto e un nugolo di puntini neri prende a vorticarmi davanti agli occhi.
Sono fottuto.
Charlie Swan, mio suocero, sta venendo verso di me a passo lento e misurato, un sorriso soddisfatto sulle labbra e un fucile in una mano. Ha tutta l’aria di essere il suo preferito, l’M16: gliel’ha regalato Bella quando ha compiuto 50 anni. Non sono neanche sicuro che un civile possa possederlo.
Si ferma a gambe aperte a qualche metro da me e, con un colpo secco, inserisce il caricatore.
Mi sto. Cagando. Sotto.
«Ragazzo.» esclama, ora serio. Con la mano libera si sfila lo stuzzicadenti che teneva tra le labbra, gettandolo a terra.
Cerco di deglutire, ma la gola è chiusa, la lingua sembra ricoperta di segatura e i piedi sembrano affondati in un blocco di cemento.
Mi tornano alla memoria le parole del discorso che ha fatto al nostro matrimonio: “So dare la caccia a una persona fino ai confini della Terra. E so anche usare una pistola.”
«Speravo di trovarti ancora qua, davvero.» Charlie solleva l’M16 puntandomelo contro, e sorride, «Ora dammi un motivo per usarlo, ti prego. Ad esempio, puoi dirmi che è stata solo una sbandata. O che sei pentito e ami mia figlia. Va bene qualsiasi cosa: dì solo una parola e io farò fuoco. L’unica cosa che puoi fare per salvare il culo, l’unica, è andartene. Ora. Subito. Senza voltarti.»
La nostra villetta è situata in una zona residenziale, ma se anche facesse fuoco, so che nessuno sentirebbe nulla: Charlie Swan è proprietario di tutto quanto, qui attorno, anche del silenzio e della vita delle persone. E sa essere molto generoso, con chi si comporta bene.
Non ho una sola possibilità, e sono sicuro che il vecchio Charlie godrebbe nel guardarmi morire lentamente.
Non posso fare altro che abbassare la testa e obbligarmi a mettere un piede davanti all’altro, fino a uscire dalla casa, dalla proprietà, dalla mia vecchia vita.



Commenti

  1. Non ho prestato la dovuta attenzione al titolo, perciò non sono riuscita a godermi la visita di Edward a Tania.
    Voglio anche io una pistolaaaa, nel frattempo vado a rileggerlo!
    Georgia

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  2. Ma quanto è stronzo? Povera Bella! Innamorata di un grandissimo bastardo che crede di essere furbo! Il karma ha fatto la sua parte e Charlie è il mio eroe!! Peccato che non lo abbia azzoppato... Ma si sa mr. Swan è magnanimo!!

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  3. Che caldo... adoro le storie che ti lasciano senza fiato... povero Edward rimasto a secco, la canzoncina è spassosa... complimenti

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  4. Devo ammettere che all'inizio la visita che Edward ha fatto a Tania mi ha un po' turbata...non avevo capito lei fosse d'accordo! Lui uno strinzo epocale...raramente ho odiato gli Edward dei contes, questo è uno di quelli però! Brava

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  5. AHAHAHAHAHAHAHAHAH!!! Porca vacca!!! Anche io all'inizio ho trovato inquietante Edward, poi ho compreso e la cosa si è fatta parecchio intrigante. Lui bastardo all'ennesima potenza e Charlie Idolo assoluto. Storia scritta molto bene e, a modo suo, anche spassosa. Idea molto originale. Insomma, me la sono goduta! Brava!
    Cristina.

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  6. No vabbè! Lui è da ammazzà! All'inizio pensavo pure che fosse uno stupratore, era odioso e malato, ma poi ho capito che era solo odioso! hahahahahaha! Il che non depone in suo favore! Mi è piaciuta molto questa storia, hai saputo dosare le varie parti del racconto bene specificando i caratteri, le situazioni, l'antefatto il fatto e la conclusione e non è facilissimo da fare in una storia super breve. Ma la cosa che ho adorato è stato Charlie che appare con l'M16! :D
    Brava!

    -Sparv-

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  7. Questa storia mi ha proprio divertito! Non me l'aspettavo. Complimenti.

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  8. Ma che stronzo per non dire di peggio x non essere volgare sposare una persona solo per soldi e prenderla anche in giro ma sono contenta che poi il suo gioco gli si è ritorto contro Ahahah la parte di Charlie con il fucile è stata stupenda.
    Anche se io un colpo lo avrei sparato vicino a lui per farlo pisciare sotto dalla paura.
    La storia è stata mitica e poi ha avuto pure la faccia da culo da pensare che lo avrebbe perdonato secondo me al posto del cervello a una nocciolina.

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  9. Wow
    All'inizio pensavo oddio uno stalker, poi ho pensato oddio uno stupratore, poi ho detto cazzo erano d'accordo... giustamente il titolo spiega tutto ma mentre leggi ti scordi.
    La canzoncina poi una vera delizia ... per non parlare di Charlie.
    Per quanto riguarda Edward che dire?!? È uno stronzo?!? Non ci si comporta così?!? Ho un'età che non mi fa sconvolgere più di tanto, ce ne sono di tipi così quindi... Mi è piaciuto il taglio netto di Bella!
    Complimenti e grazie.

    JB

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  10. Ho avuto paura di assistere a uno stupro. E ho pensato che, al suo posto, mi sarei svegliata al primo tocco... ma va beh... non sono qui per questo, quanto piuttosto per dire... mi è piaciuta un sacco. Originale, ben scritta, descrive tutto perfettamente. Lui un figlio di trota pazzesco, che si crede una volpe che potrà avere la botte piena e la moglie ubriaca... maaaaaaaa... si sa, se è l'uccello a comandare un uomo, il cervello va a farsi fottere, e la dimenticanza gli è costata moooooolto cara. L'apparire di Charlie/Rambo è stata la ciliegina sulla torta.
    Complimenti e grazie

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  11. Mamma mia che bastardo questo Edward!!! All'inizio pensavo che fosse anche un pervertito malato, è stata una sorpresa scoprire che Tania era d'accordo. è molto particolare leggere una ff con un Edward così diverso dal solito, anche perchè il suo personaggio è descritto con molti particolari.
    Brava!!!
    Aleuname

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  12. Questo supera ogni bastardata del contest. Edward non solo è un traditore della peggior specie, ma non ha neanche la scusante di una storia che si trascina stancamente o altre scemenze che possono portare al tradimento. No, lui lo fa con una serenità totale, forte dell'amore e della devozione di Bella, ricca e apparentemente cieca. Ma si sa, alla fine un errorino si fa sempre. Lui, arrapato come non mai, lascia tutte le carte giuste per essere cacciato con tanto di mitra da un suocero particolarmente incazzato. In quel momento ho goduto da matti.
    Complimenti e grazie.

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